I grandi del basket, Riccardo Pittis

di Gioia Bò 0

 Tre sole maglie indossate nella lunga carriera, quella dell’Olimpia Milano, quella della Benetton Treviso e quella della Nazionale Italiana. Questo è Riccardo Pittis, una delle ali più forti della sua generazione, uno dei giocatori più titolati nella storia del basket italiano. Una favola che ebbe inizio nell’ormai lontano 1985, quando Acciughino (così lo chiamavano tifosi e compagni di squadra) esordiva in Serie A.

Un debutto che fece scalpore, considerando che Pittis aveva da poco compiuto 16 anni, pur dimostrando una sapienza tattica pari a quella di compagni ben più navigati). L’avventura con la squadra milanese durò per ben nove anni, durante i quali quel gigante di 2 metri e passa contribuì alla conquista di quattro campionati, due Coppe Italia, due Coppe dei Campioni,  una Coppa Intercontinentale ed due Coppe Korac.
Una favola destinata a finire, allorché Pittis decise di provare nuove emozioni, accettando la corte della Benetton Treviso nel 1993. Un’avventura tutta da vivere nella squadra che avrebbe segnato la sua definitiva consacrazione e con la quale riuscì a mettere in bacheca tre scudetti, cinque Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane e due Coppe delle Coppe.

Ottima visione di gioco, buon tiro e capacità unica nel recuperare palloni (nel corso della carriera saranno ben 1870 le palle recuperate da Riccardo Pittis, record tuttora imbattuto), ma anche voglia di mettersi in discussione e di migliorare costantemente le proprie armi. L’aneddoto più curioso della sua carriera riguarda il “cambio di mano” degli ultimi anni, quando un problema al tendine della mano destra lo costrinse a diventare mancino. Un cambio che avrebbe imbarazzato campioni ben più affermati, ma non Pittis, che mantenne il tocco magico e felpato di sempre.

Il basket italiano deve molto a questo gigante di 203 centimetri, sebbene con la casacca della nazionale non sia andato al di là della conquista di due argenti europei e di un Oro ai Giochi del Mediterraneo.

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