Brava Spagna ma vincono i Rambo

di Redazione 0

Il basket non cambia padrone,  titolo n.14, quello dell’addio del Dream Team all’Olimpiade sperando che l’Olimpiade magari  ripensi quanto vale il basket, e non pensi di essere nel sistema solare orfana del grande calcio e  di creare un interesse planetario  proponendo la boxe scalciata, la capoeira,  il tiro con l’arco,  le discipline da spiaggia, il 3 contro 3,  perché allora protestiamo anche noi chiedendo  che sia ammessa anche la caccia alle farfalle (beninteso saranno subito liberate..).

No pain no gain, dicono gli americani. Bisogna soffrire per vincere E  complice anche alcuni Rambo in maglia Usa, ad esempio Carmelo Anthony con le sue forzature, i suoi atteggiamenti perché non può vestire la maglia Usa chi durante l’inno ciondola con le mani in tasca, mentre quelli davanti, Lebron e Kobe in prima fila, si portano la mano al cuore.

I rambo americani, sissignori, hanno rischiato di lasciare i denti nella paleo-zona spagnola, una zona 2-3 che invitava al tiro. E nell’Olimpiade che premia con generosità le esercitazioni nei vari poligoni, complice anche il  tiro da 3 ravvicinato che la Fiba deve portare  immediatamente a quello lungo della NBA se non vogliamo altre partite come queste, con l’attacco forsennato di una squadra che sentendosi superiore  e  atleticamente superiore, ancora una volta in questo torneo  decide di metterla sul tiro da  3 punti piuttosto che costruire giochi  per arrivare dentro l’area (37 tiri dall’arco  contro 33).

Da qui forzature, individualismi,  1 contro 5, i pochi lampi veri che sono arrivati da Kevin Durant, MVP della squadra come ai mondiali in Turchia, ma oggi a pieno titolo una figura dominante in questa squadra, da Lebron quando la squadra si è ricordata che c’era anche lui, il genio e da quello splendido giocatore che non solo ha segnato i canestri del break decisivo, ma ha costruito un minimo gioco di squadra e  con la sua difesa da manuale, di gambe, ha neutralizzato alla fine Navarro e Gasol.

Poi  ci ha messo lo zampino anche l’arbitraggio, che ha fischiato 54 falli, perché  incapace di indirizzare la gara nel modo più congeniale allo spettacolo, rischiando di  farlo scadere a catch, a gioco gladiatorio, fischiando anche i sussurri e intervenendo nei duelli fisici dei lunghi per timore di non poter seguire tecnicamente e atleticamente il gioco. E  sorvolando, infine,  su fallacci da espulsione, a freddo, come quelli di Sergio Rodriguez su Chandler o il quinto di Rudy Fernandez. Ma anche quello di Lebron non è piaciuto, ma francamente era nervoso anche lui, perché la sua squadra non l’ha cercato come doveva. Il suo capolavoro è stato segnare 19 punti, con 7 rimbalzi e 4 assist, una lezione di modestia, che i Westbrook, Anhtony e Kobe, Deron Williams dovrebbero meditare.

Con mirabile coerenza, la Spagna non si è avventurata nelle difese ibride, notoriamente la forza delle squadre col complesso di inferiorità. Tanto che Sergiogel  non ha nemmeno rischiato il pressing alla fine, sotto di otto punti con i canestri di Paul e Durant, perché tanto gli Usa avrebbero continuato a tirare. E col trio dei due Gasol e Ibaka ha tenuto in scacco la squadra meglio dotata, vedi i 18 tiri liberi di Pau e del congolese naturalizzato che dalla lunetta non ha quasi mai sbagliato, anche se non vanta una gran mano.

Sempre per coerenza,  fino alla fine le “furie rosse” hanno giocato la squadra del bad-time, proteste,  grimaces (tradotto: smorfie di disgusto) fallacci a freddo, flopping, provocazione. Così fan tutti.  Machiavellicamente il fine giustifica i mezzi, specie se la FIBA   punta su una terna politica, soprattutto  il greco è stato un disastro, tenere fuori Lamonica e Jungebrandt, premiati con la semifinale, come  ipotizzato,  ha sporcato la bellezza della partita. Fortuna che quasi tutti i giocatori si guadagnino la pagnotta nella NBA, e quindi hanno acceso e spento i vari focolai accesi dalle  rispettive teste di legno e dalla terna in continua difficoltà anche psicologica dalla prima azione.

Titolo n.14, il secondo dopo la disavventura di Atene che ha macchiato il cursus honorem del ventennale del  Dream Team.  Fra tutte le  vittorie degli Stati Uniti il più stringato se non sofferto. Risultato finale 107 a 100, la Spagna ha guadagnato 4 punti rispetto a 4 anni fa a Pechino (118-107) , e a parte la sconfitta-truffa contro la Russia del ’72 a Monaco che giustamente solo l’inglese BBC poteva mandare in onda negli intervalli (mentre le nostre Tv intervistano signori sconosciuti ai più che risulteranno pure antipatici agli stessi più,…)  è il minor passivo. L’Italia aveva perso di 9 ad Atene, -7 è  il minimo storico per il successo americano.

La  Spagna oltre a essere stata per 3 tempi anche avanti, ma sempre di poco, pur apparendo quasi sempre dietro per effetto ottico, ha anche il merito di essere arrivata nei quattro anni due volte ai 100 punti, la soglia del grande spettacolo (ma con ben 27 liberi su 38). Tatticamente ha vinto  portando la palla sugli angoli, tirando a colpo sicuro, e grazie alla transition,. Tradotto: il vecchio imbattibile contropiede, cambio di ritmo,  condotto e concluso da Navarro, Fernandez , Lull.  Davvero una scelta felice di Scariolo, che ha contribuito la sua parte a mettere a nudo problemi strutturali e di concentrazione dei padroni del basket, anche se adesso scaduto il contratto Xavi pascual siederà al suo posto ai mondiali 2014 di Madrid.

Forse in futuro, gli Usa dovranno ripensare la formazione, meglio lasciare a casa giocatori  boomerang come Anthony e portare un paio di altri piccoletti, e la NBA ne è piena purtroppo Derrick Rose e Wade erano in rimessaggio.

Questa partita  è stata la dimostrazione che la NBA in salsa catalana, con la cediglia, ci ha creduto, anche se è arrivata per vie tortuose a questa finale, e  non ha guadagnato certo in simpatia con la storia dei biscotto montata dalla stampa spagnola. E venendo ai vincitori, è vero anche che il Dream Team di Jordan e Magic giocava con altra intensità e facilità,  ma i rivali  20 anni fa non erano dei protagonisti della NBA, come ad esempio il trio dei lunghi spagnoli.

L’onore dell’Originale Dream team, con buona pace di Obama, è salvo, come quello della NBA che nell’anno post sciopero, con una stagione corta micidiale che ha fatto più vittime di Kathrina, questa squadra, a parte certi atteggiamenti, si è sentita molto unita. Vale per tutti il sacrificio di Lebron che ha aspettato il suo momento, e ha avuto il 20 per cento delle palle che si meritava. Avevo ribattezzato questa squadra un Bring Team, e il risultato me lo conferma: con pragnatismo tutto americano ha preso alla fine quello che voleva.

Ma l’Olimpiade moderna delle cariatidi dello sport del CIO, ripeto, premia i giochi al poligono, e in fondo vincere l’oro sbagliando anche molti piattelli facili assolve da ogni peccato. Chi vince ha sempre ragione, chi perde torto. The show must goes on.

Stati Uniti- Spagna 107-100 (35-27, 24-31, 24-24, 24-18)

Stati Uniti: 11 Paul, 17 Bryant, 30 Durant ( 5/13 da 3, 9/10 tl, 9 rimbalzi), 19 James, 2 Chandler; 3 Westbrook, 8 Anthony (3/9, 5 rimb), 6 D.Williams, Iguodala, 9 Love (9 rimbalzi), 2 Harden, A.Davis. All: Kryszewski. Tiri totali: 34-70, 48,6%; Tiro da 2: 19-33, 57.6; Tiro 3: 15/35, 40,5; Tiri liberi 24-31, 77,4: Rimbalzi 37, 13 assist, 27 falli, 11 perse, 8 recuperi.

Spagna:  Calderon (0/1 in 187’), 21 Navarro (7/17), 14 Fernandez (3/7, 6 rimb),  17 Marc Gasol (8/10), 24 Pau Gasol (9/17, 8 ri, 7 as),; 7 S.Rodriguez (6 assist), Reyes (0/2), Claver, San Emeterio, 5 Llull, 12 Ibaka (8/10 tl, 9 rimbalzi), Sada. All: Sergio Scariolo. Tiri totali: 33-67, 49,3; Tiro da 2: 24-48, 54,2; Tiri da 3: 7-19, 36,8; Tiri liberi: 27-32, 84,4; 35 rimbalzi, 22 assist, 27 falli, 11 perse, 4 recuperi.

Arbitri: Christiano Maranho (Bras) voto 5, Christos Christodolou (Gre) voto 3, Micheal Aylen (Aus) voto 3.

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°Classifica finale: 1. Stati Uniti, 2. Spagna, 3. Russia, 4. Argentina, 5 Brasile, 6 Francia, 7 Australia, 8 Lituania, 9 Gran Bretagna, 10 Nigeria, 11 TRunisia, 12 Cina.

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