Addio Dream Team, godiamoci l’ultimo show

di Redazione 0

Il senso d’appartenenza di Koby Bryant e LeBron che ad Atene non arrivò all’argento del prode Rombaldoni… I dubbi sulla Spagna di Scariolo che pensando a conquistare l’oro potrebbe perdere dagli altri… Magnifica Olimpiade  per un… secondo posto da ricordare… Il Dream Team va in pensione, colpa del CIO dicono i falchi della NBA.

Ma il Dream Team è davvero imbattibile, si chiede la gente? Beh, Monsieur Delapalisse direbbe che il risultato delle partite si conosce solo al termine. Se in uno dei tanti programmi  delle nostre Tv a base di quiz venisse chiesto al concorrente se Rombaldoni  ai Giochi Olimpici è stato più bravo di  LeBron James, il concorrente si tufferebbe a pesce convinto dell’assurdità della domanda. Sbagliato, circola su You Tube un video che immortala i 10 punti segnati dal nostro “Rambo” nella finale olimpica del 2004 contro l’Argentina.  In quella edizione il Dream Team si classificò al 3° posto,  unica sconfitta nel ventennio, nonostante schierasse LeBron, Iverson, Duncan,  Wade, Anthony.

Il Dream Team, dunque, non è imbattibile. Esiste in natura un invisibile punto di rottura in qualsiasi elemento considerato invulnerabile. Anche la Squadra del Sogno Americano, un brand di successo dello sport come pochi altri, del valore pari a quello delle Ferrari o del calcio brasiliano,  nella sua storia ha  avuto  un momento critico. La gente dimentica in fretta, in ogni caso nel momento in cui la NBA ha deciso di ritirare il suo marchio, è giusto ricordare che questa squadra si congeda dalle sue Olimpiadi con una macchia indelebile nell’ epopea vissuta  che ne ha scalfito il valore.

Esistono naturalmente varie epoche, squadre diverse, e il primo-promo Dream Team è stato quello più entusiasmante, perché vedendolo  a Barcellona pensammo a uno sbarco di marziani. Giustamente gli Stati Uniti, che sanno onorare e rispettare anche gli eroi dello sport, hanno recentemente dedicato un film all’Original  Dream Team dei vari Jordan, Magic, Bird,  Stockton, Drexler, Mullis  tributandogli l’ingresso  in blocco, dal cannoniere al massaggiatore, nella Hall of Fame.
Questa di Londra è un’Olimpiade un po’ triste, in controtendenza rispetto al sogno  di  quell’Olimpiade Open, senza frontiere anche affaristiche,  con la presenza di tutte le star dello sport.

La NBA ha deciso di ritirare al termine di Londra i propri campioni prendendo in contropiede i cugini poveri della Federazione Statunitense. Su questo argomento, evitato dal  potente David Stern con uno snobismo indicibile, più dedito a salvaguardare la bellezza e la sportività del gioco con la campagna contro i “floppers, i simulatori, ha lasciato la parola al suo braccio destro. E Silver Adam un paio di mesi fa è stato chiaro, spiazzando US American Baskettball gestita dal paisù Jerru Colangelo  con l’annuncio che il Dream Team  arriva al capolinea a  Londra.  Semmai potrebbe in futuro, ogni quattro anni, gareggiare in   un mondiale tipo “world soccer” che la FIBA intende far partire nel 2018, con 700 gare di qualificazioni sul modello dell’ex Coppa Rimet.

E’ chiaro che il distacco di Stern dall’argomento è dovuto alla condivisione, magari a denti stretti, della  posizione barricadiera dei  suoi presidenti-falchi sempre più agguerriti e per i quali  le organizzazioni sportive mondiali degli scrocconi a loro spese. Esattamente come accadde nel tennis ai tempi della grande rivoluzione di Lamar Hunt.

“E’ ora di fare un passo indietro,  alle Olimpiadi –  ha commentato sinteticamente il commissioner  di fede ebraica con un contratto da superstar, 24 milioni di dollari –  abbiamo dato tanto  e  aiutato a far crescere il basket a livello mondiale, ma pensiamo  che ora sia il momento di cambiare, gli scenari sono cambiati”
La NBA propone una Under 23 come per il calcio che  ha tuttavia ibridato il torneo con  3 fuori quota. Un concetto discriminante perché lo sport non ha età ne professionisti o dilettanti ma solo atleti. Il problema è che mentre alcuni dei 30 club NBA pensano di promuovere la loro immagine nel mondo, soprattutto in Europa, per poter fare buoni affari perché ormai gli Stati Uniti non riescono più ad alimentare una richiesta così forte di giocatori di qualità, specie fra i supergiganti, e li vanno cercare nel Vecchio continente, in Cina e in Africa, all’interno del board altri proprietari vogliono tagliare i ponti. I giocatori costano sempre di più, non hanno il tempo di ricaricarsi.

Mark Cuban va al vero nocciolo del problema. Noi paghiamo i giocatori, gli spettatori pagano per pretendere da noi  la squadra migliore e l’estate quelli devono giocare in altre squadre senza nessuna contropartita. Il focoso proprietario dei Mavericks  è partito a testa bassa contro il CIO.

“Provate a cercare nel dizionario la parola stupido.  Ci troverete –ha tuonato lo Stranamore del basket texano, capace di portare anni fa più di 100 mila spettatori a un All Star Game –  una  bella foto del Dream Team che gioca gratis e che fa guadagnare una montagna di soldi al Comitato Olimpico Internazionale. Poi andate in Svizzera a vedere che cosa fa il Cio. Non li troverete certo lì a dire: ‘Oh, abbiamo fatto tanti soldi con il Dream Team… ma  perché non ne diamo un po’ alla gente?’. No, se li tengono per loro. Guardate quanti jet privati  si sono fatti …”.

Non ha tutti i torti, la stessa promozione per questo torneo olimpico di basket è stata modesta, largamente insufficiente specie se pensiamo al valore sportivo dei giocatori, a quello commerciale che può essere pareggiato, a livello individuale, da un Bolt o un Phelps, al successo planetario della pallacanestro nel mondo e all’assenza del calcio. Per cui la punta dello sport professionistico  mondiale orfano di Messi , Ronaldo, Pirlo e Igniesta a Londra è  la selezione dei 30 club, anche se decimata da molti infortuni illustri. Ma priva di Howard, Wade, Rose, Bosh, Blake Griffin,  resta la migliore possibile, con il rampante Durant e il personaggio numero uno di questo sport  – Lebron o il Predestinato – che dimostra, con quella sua struttura da peso massimo e i piedi di Nureiev,  la barba profetica che l’invecchia. Attenzione, ha vinto il titolo NBA quando ancora  Jordan non ci era riuscito….

Il basket avrebbe forse oscurato il calcio e le altre discipline?. E’ certo che i cugini di Albione più  che il voler snobbare l’invenzione di un  canadese, somigliante  un po’ alla ruzzola e utile per svernare dai lunghi e gelidi college del nord America, amano il cricket, il golf, il soccer e il rugby. E sono tolemaici, convinti di essere il baricentro del sistema solare.

Ormai non c’è match di un’Olimpiade che non abbia duelli NBA, come quello più atteso della prima giornata , oggi domenica, con Tony Parker, il  gran direttore d’orchestra  francese dei tre scudetti dei Suns, e i suoi colleghi afro e caraibici di nazionalità francese contro LeBron e soci. Vinceranno gli Stati Uniti, per la gioia di Barack Obama il primo presidente che si sia fatto costruire un campo di basket dentro la Casa Bianca, molto amato dai suoi fratelli di colore del basket. Non so se ci avete fatto caso, quando durante la sfilata, il Dream Team è passato sotto la tribuna presidenziale con quella divisa di  foggia militare, vedi il basco con i colori della bandiera, non fosse per qualche invenzione civettuola di Ralph Lauren, il loro Armani,  i colli tondi della camicia e le bordure delle giacca, Le Bron ha portato  indice a medio salutando Michelle Obama in piedi al loro passaggio . Voleva mandarle un messaggio preciso: “Ok capo, sarà fatto”.

E’ straordinario l’impegno e l’immedesimazione che provoca nei giocatori statunitensi,  i più pagati al mondo (lo sapete che un tal Gilberto Arenas si è acquistato una volla da 103 milioni di dollari con la vasca dei pescecani?), il servire la propria nazione più che la nazionale. Da qui l’orgoglio e il  piacere sadico di essere gli artefici di un primato , quando in altri campi gli Starti Uniti hanno  invece perduto terreno. Per molti di loro è anche una rivincita, vedi l’onta della sconfitta di Atene con gli argentini della quale furono “artefici” proprio alcuni giocatori di questa squadra (LeBron e Melo Anthony e il coach). Per fare una grande Olimpiade, e completare una trasformazione da campione di sport a  soggetto-modello popolare, operazione che LeBron ha sostenuto con sedute di psicanalisi, da parte sua Kobe ha fatto una dieta speciale per perdere 8 chili. Black Mamba si è anche  riconciliato con Vanessa, la moglie affrettatasi a ritirare l’istanza di divorzio. Ha cercato di migliorare la sua comunicazione, era troppo sbruffone, e in effetti anche stavolta si poteva risparmiare la dichiarazione secondo la quale l’Original Dream team avrebbe perso con questo perché lui avrebbe annullato Jordan…

Gli extraterresti   agli ordini di Mike Kryszeswki, il coach con sangue polacco,  l’immutabile aria da tenentino anche se ormai ha l’età del riservista,  stavolta sono Carmelo Anthony e Tyson Chandler (New York Knicks), Chris Paul (Los Angeles Clippers), James Harden, Russell Westbrook e Kevin Durant (Oklahoma City Thunder), Kevin Love (Minnesota Timberwolves), Kobe Bryant (Los Angeles Lakers), Andre Iguodala (Philadelphia 76ers), Deron Williams (Brooklyn Nets), LeBron James (Miami Heat).

«Qualsiasi risultato che non sia l’oro sarà considerato una sconfitta», ha ammonito  LeBron che ha vinto l’oro a Pechino, ma proprio non riesce a mandare giù il bronzo di Atene: «Quella medaglia è il ricordo una sconfitta”.
Per tutti i giocatori delle altre nazioni, l’Olimpiade è esclusivamente un fatto sportivo, forse solo la Spagna ha una forte un’identificazione con la sue furie rosse”, come è per il calcio o gli altri sportivi. Gli americani invece  si pongono come modelli sociologici. Questo ad esempio il succo della metamorfosi che LeBron offre attraverso ai cronisti, di come le sconfitte migliorino anche le persone famose. «La cosa migliore che mi è capitata  – ha spiegato -è stata perdere le finali 2011, non riuscire a giocare come so. Sono tornato alle cose basilari di un cestista e di un uomo. Ho capito che per raggiungere quanto mi stava a cuore avrei dovuto cambiare come giocatore e come persona”.

Fatalmente questa proiezione diventa planetaria, ma più modestamente in questa Olimpiadi che segna la seconda assenza dell’Italia che dopo i Giochi di Rombaldoni  e dell’argento non certo meno importante di quello di Mosca dove il Dream Team non c’era, è riuscita per ben due volte a stare a casa. Da noi, purtroppo, da quando la Benetton venne portata in tribunale, e non voglio sapere  da chi, le sfide si combattono non sui parquet, ma  con esposti, polemiche, accuse. Il risultato è lo spettacolo tradito,  come spirito sport e loyalty, fra Siena e Milano che procede  con una prossima guerra nei tribunali.
Ritengo che il Dream Team, al passo d’addio volontario, abbia tante motivazioni e rabbia in corpo, anche se la stagione corta è stata micidiale come stress e usura. E’ vero che manca un vero centro, ma LeBron giocando “falso 5” ha vinto il suo primo titolo, per cui il coach pragmatico  pensa a una soluzione del genere con Melo Anthony, un delizioso rompicoglioni, per dargli  come “falso 5”le motivazioni giuste e lasciare spazio a Durant. Anche questo è un messaggio di grande spessore, perché bisogna fare il gioco per gli uomini che si anno. E non viceversa come si vuole da noi.  Mi ha colpito perché questa cosa nei giorni scorsi l’ha detta quello che oggi in Italia è il n.1 nella selezione, il professor Umbeto Vezzosi, nell’accettare l’incarico di salvare una squadra retrocessa in serie A (Virtus Siena, quest’anno presente con 6 giocatori nelle giovanili) portandola a sfidare squadre più forte ed attrezzati. Perché lo sport è sfidare il rischio, e credere nelle persone e non negli standard, nei modelli, “quelli che il passaportato…”.

Penso che alla “questione medaglie”  questa Olimpiade avrà un recital USA, e uno splendido duello per l’argento. Credo sia paradossalmente  più facile per la Spagna impegnare il Dream Team che vincere l’argento, vedo infatti  la squadra di sergio Scariolo con molti problemi, e reduce da tre anni impegnativi. Navarro è al passo d’addio, Fernandez ha avuto problemi alla schiena, Pau Gasol è trattato come un pacco postale, Marc e Rodriguez sono acciaccati, Calderon non crede di dover cambiare squadra per come ha giocato a Toronto. Da parte sua Sergio Scariolo è in uscita, occorrerà un rinnovamento e non è certo lui, con tutto il rispetto che merita,  la figura più adatta per queste operazioni. Vedi il risultato di Milano, perché non c’è stato un lavoro su Leon Radosevic, un 3-4 interesantissimo che si è giocato anche il draft,  tutti gli stranieri hanno giocato sotto il loro standard e non sopra, mentre Melli avrebbe potuto fare di più, e a leggere il bollettino azzurro c’è da chiedersi se potrà mai reggere il suo fisico e se ha subito della “torture”.

Queste è  un’Olimpiade che invita alle sorprese, non alle scoperte. I nomi nuovi non ci sono, oggi si pensa ai numeri. Siena (complimenti) ha vinto anche il primo scudetto Under 14, la Umana reyer fa ancora meglio: manda in regalo un kit di basket a tutti i neonati veneziano.  Il più interessante della nouvelle vague  è Alex Shved, 23enne russo,  che ha vinto da solo la semifinale con Panathinaikos ed è stato scritturato dalla NBA per i prossimi tre anni.  Scommetterei che gli inglesi, affidati a un coach NBA, faranno molto con Luog Deng a segnare canestri, per il loro basket  fino a pochi mesi fa  arretrato di 20-30 anni.

L’Italia è Scariolo bicampione europeo  alla guida della Spagna, un paio di arbitri (Lamonica e Cerebuch) dietro i quali c’è il vuoto frutto della storiaccia di Baskettopoli presa sotto gamba da chi doveva tirare calci nel sedere e nei denti a gente che con lo sport non c’entra per niente. Non esserci fa capire quanto sia stata brutta e inaccettabile la sconfitta di un passaggio traumatico da una stagione all’altra del basket, spacciato come il nuovo. Che, si sa, non sempre è migliore di quello che c’era prima.

Godiamoci l’Olimpiade, non so se la nostra Tv ha capito la portata del torneo, e vedendo la presentazione dei vari commentatori nella redazione  Rai di Londra, ho notato l’assenza del telecronista del basket. Non vorrei sbagliarmi. Di sicuro un Dream Team tira più dei magnifici  archi azzurri che hanno vinto l’oro, è con queste medaglie che il sistema sopravvive ai suoi errori da almeno 4 olimpiadi mentre trionfavano i concetti e i valori del Dream Team

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