Dossier – La questione arbitrale spina nel fianco del basket, puntata 1

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Cronaca di un’Autogestione che non ha riscattato la pagina ancora aperta di Baskettopoli, alzato l’età media dei fischietti e influito forse anche sul gioco e i risultati. Grotti svela:

“Nella protesta della divise, esiste il sospetto di voti abbassati”

I Commissari sono troppi, “devono essere ridotti e  gli stessi Commissari-Osservatori, dovrebbero vedere più volte gli arbitri”, suggerisce l’esperto.

“Solo dal risultato di queste ripetute osservazioni – aggiunge – il Commissario Speciale può trarre la forma qualità dell’arbitro. Oggi in A1 sono 9 Osservatori  sembra più una agenzia di viaggi ad alti costi per la Federazione che mi sembra  non aver colto le indicazioni venute da  Reggio Calabria”.

E’  un modo,  spiega Francesco Grotti  che vanta  il titolo e l’autorevolezza per sollecitare una svolta  “per dare maggior omogeneità alle designazioni”.

E’ necessario  semplificare  – per chiarezza – criteri di giudizio “bizantineggianti”,  costruire meccanismi di garanzia  a tutela del direttore di gara,  utile  tornare  anche al saggio  “voto scolastico” ma  usando anche i “quarti” (ad esempio 6, 6 e 1/4, 6 e 1/2, 6 e 3/4 ) eliminando l’uso dell’aggettivo,  in grammatica  voce suppletiva e per il giornalismo moderno anche pomposa…. E  occorre rivedere le procedure sulla segretezza e privacy adottando la corrispondenza sigillata.

A due passi dalla Fip, a Roma, opera la Sigiltech con un brevetto mondiale, ho letto che lavora con l’ippica, ho visto i suoi prodotti su www.sigiltech.it, il problema è risolto.

Oggi il rapporto viene inviato via email o sms dall’Osservatore al Presidente del  CIA, meglio recapitarlo sigillato presso la segreteria federale o un “notaio” delegato, scelto per concorso e estraneo al basket. Alla fine del girone d’andata e della regular season si aprono le buste degli Osservatori  (alla presenza di un gruppo di lavoro composto dal presidente del CIA, dalla Commissione di designazione, un rappresentante degli organi di giustizia, il presidente dell’Aiap (se normalizzata e riconosciuta ufficialmente dalla FIP e dal CONI) eventualmente dei Giocatori (Giba).

Viene compilata la graduatoria per i playoff, e contestualmente si determinano le promozioni e retrocessioni:

“A quel punto a chi tocca tocca, la segretezza fa giustizia della regolarità della classifica, perché col sistema attuale – avverte Grotti – se qualche tempo prima della stagione conosce già le posizioni dei vari arbitri  un commissario può essere destinato a una certa gara per alzare o abbassare il voto. Esiste  il sospetto che chi conosce in tempo reale la graduatoria degli arbitri possa  suggerire all’osservatore il giudizio da scrivere sul rapporto, come mi raccontano sia accaduto in occasione della protesta delle maglie grigie e/o arancione”.

Giusto, la prudenza non è mai troppa nella nebbiosa “Arbitropolandia” perché anche oscillazioni minime – ancor più con  l’adozione dell’aggettivo, da buono a scarso e migliorabile al posto del voto-  possono avere effetti determinanti sulle carriere, come ben descritto dal consulente Fip rispondendo ai quesiti del Pubblico Ministero di Baskettopoli. Un suo passaggio dimostra, intanto,  che la Fip sapeva,  precisando di  “trentina di sanzionati”. Mancano però i nomi e cognomi con le responsabilità e le pene, magari aiutava.

Con questi playoff si chiude per fortuna l’avventura dell’Autogestione, e  della Commissione  Designatrice con l’ibrido del consulente pagato della Lega, colui che in questi sette anni è stato l’indiscusso dominus come rimbalza più di una volta negli atti di Baskettopoli. Se è  poi vero che l’arbitraggio è elemento che incide sullo spettacolo, la qualità del gioco, anche per questo si citerà come argomento di una certa influenza  sul  momento che sta vivendo l basket, il peggiore della sua storia, sia come risultati internazionali (compresa la nazionale), immagine, livello di polemiche e pasticci. “ E’ la fatale la crisi del 7° anno” sospira Grotti.

La situazione era ormai insostenibile, del resto basta leggere il “de relato” (discorsi e fatti inerenti a stabilire una tesi giuridica) di Baskettopoli che col suo spessore investe anche terzi soggetti, ad esempio minacce di campagne giornalistiche. Questa zona rimasta del tutto in ombra e a volta con dialoghi da  commedia napoletana potrebbe però arrivare in primo piano con l’inizio del processo che, di rinvio in rinvio, riprenderà  il 18 luglio con la Fip e la Lega Nazionale costituitesi parte civile, oltre al denunciante, il poliziotto  reggino Alessandro Cagliostro.

La Lega per il futuro ha invece solo una possibilità, quella di prendersi gli arbitri con tanto di contratto di lavoro professionistico  ma servirebbero 3 milioni minimo oltre ad una somma non definita per il  Commissioner.  Le risorse sopno però mancanti, mentre la Fip è una delle federazioni di maggior peso e mezzi, tanto da investire nell’acquisto di in una nuova casa e un progetto informatico da un milione di euro. Per cui onde evitare altre turbolenze con la riforma dei campionati della prossima stagione, si riprenderà (a malincuore?) gli arbitri però con due capisaldi: 1) La revisione del  rapporto di collaborazione e dei diritti-doveri, 2)  il sorteggio – auspicato ormai  anche dagli  stessi arbitri!.

Pur evitando il commissariamento per semplice ragion di stato é  comunque chiaro che questo CIA ha concluso il suo mandato, va depoliticizzato e reso più forte tecnicamente e per rappresentatività. A parte qualche cosa buona – il tentativo di Zancanella di lanciare i giovani e dare impulso al reclutamento –   l’attuale è   solo l’ultima espressione di un’Autogestione  che di partenza poteva essere interessante come proposta, ma è  subito degenerata quando si è capito che  il presidente  eletto con sostegno di un pool di comitati regionali forti, che potrebbero condizionare il voto del dopo-Meneghin, non aveva come priorità il rapporto con i suoi fischietti.
Forse l’intento iniziale era utile, creare un contrappeso nel tentativo di forzare il blocco di potere dai designatori (come spiega bene il  “de relato” che parla di sistema d’autore, con tanto di nome e cognome preciso)  contro il Cia e la Fip, pro-Lega e in perfetta sintonia con l’Associazione degli Arbitri. Ma la cura omeopatica, somministrata al malato con bassa politica,  invece di un intervento radicale, ha creato conflittualità insopportabile. E una discriminazione fra gli arbitri di A.  Una sorta di ristretto club ha 30 gettoni garantiti per stagione, la metà per gli altri con un il paradosso incredibile di vedere arbitri più gettonati a livello internazionale  nella classifica nazionale dietro ad altri colleghi che all’estero non hanno questo credito  e anche non più giovani.  Questo  ha determinato problemi, demotivazioni, conflitti, e avvilito il concetto meritocratico.

E’ quanto sostenuto dalla PM di Reggio Calabria e  denunciato dal consulente della Fip   per il quale la responsabilità del meccanismo perverso è frutto del lavoro dei commissari “che si prestavano a valutazioni di comodo e avevano la strada spianata per l’avanzamento in categorie superiori e venivano ricompensati con trasferte molto redditizie e altri emarginati e estromessi”.  Affermazione grave, che sha prodotto carriere arbitrali parimenti taroccate, ma attenti bene. Gli arbitri non sono angioletti. E le carte di Baskettopoli dimostra che spesso  i ruoli si rovesciavano, alcuni arbitri chiedevano addirittura i commissari, raccomandavano i famigli, fino al  caso dell’arbitro che al presidente nazionale chiede, incalzandolo, di eliminare una collega. Scritto e prescritto,  solo perché sono passati 3 anni, ma il fatto sussiste, per ammissione dell’indagato.

In questo spaccato desolante, non  si è  lanciato un  giovane a livello internazionale. Anzi uno pochi promossi preso il patentino internazionale  è stato subito retrocesso da presunti “giochini” sulle valutazioni e sulle norme del regolamento, per cui un arbitro anche se non idoneo può mettendosi in aspettativa e la retrocessione tocca a uno più avanti in classifica (caso Gori). Poi il danneggiato ricorre, sostiene spese legali non indifferenti, la Giudicante intima alla Fip di reintegrarlo e questo non avviene (caso Giovanrosa, come vedremo più avanti).

Si  tornerà quindi all’antico,  alla nomina del presidente, e non a un’elezione interna poco qualificata, poco  democratica con piccoli numeri, rissosa, di stampo condominiale. E sarà utile richiamare i grandi esperti e  cooptare nella nuova struttura figure diverse dagli ex arbitri, magari allenatori o figure super partes, se occorre anche personaggi di grande credibilità. Ad esempio i premiati della Hall of Fame Italiana, allenatori come  Zorzi e Taurisano e.  perché no?,  belle figure superpartes quali  Gianfranco Pieri o un Ossola? Bisogna evitare la sclerotizzazione, il “cerchio magico”,  in quanto i matrimoni continui fra consanguinei  geneticamente indeboliscono la razza. Senza dimenticare il nepotismo crescente, e le coppie padri-figli nella stessa struttura, il diritto di primogenitura. Inoltre sarà bene, visto il livello culturale,  considerare  non più l’arbitraggio una scienza sciamanica, tribale, come oggi, ma un lavoro parificato (e qualificato socialmente!) a quello di  “pubblico ufficiale in pubblico servizio” (come postula la dottoressa Miranda pm di Baskettopoli). Può essere un  “primo lavoro” remunerativo, se svolto bene, senza rischi e una visibilità e un ritorno interessante per chi si impegna.

Puntata n.1 , continua
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