Questione arbitrale, il “tappo” del basket

di Enrico Campana 1

Sono state davvero troppe le turbolenze, i malumori,   le accuse. Questi gli effetti  incomprensibili e quasi sempre spiacevoli di una malintesa autogestione degli arbitri capace solo di produrre piccole caste avide e riottose. E’ un altro dei fallimenti del movimento, ce lo dimostra il tramonto della “scuola italiana” dei fischietti che dietro Facchini, Lamonica, Cerebuch manca di continuità. Forse nessuno ha fatto caso a un dato di fatto sconcertante, sul quale  la  Fip farà bene a riflettere Per ora si è colta solo qualche sporadica dichiarazione  di un infastidito  Dino Meneghin, come  avesse una mosca noiosa sul suo naso. Il problema invece  è molto più serio.

Purtroppo l’attività del Procuratore e degli organi di giustizia è stata infatti assorbita all’80 percento dalla “questione arbitrale”,  che si trascina da 3 anni,  con danno promozionale enorme e un’immagine distorta del  basket. Peccato imperdonabile, soprattutto con l’occasione ghiotta della doppia telecronaca settimanale. Questo alla faccia dellaq  raccomandazione ufficiale  della PM di Baskettopoli  che chiedeva un giro di vite stretto alla vigilanza. Baskettpoli resta una  ferita purtroppo ancora aperta, auguriamoci che  non stia infettandosi col tempo, come fa sospettare la sibillina dichiarazione del presidente della Virtus Roma nella conferenza stampa in cui spiegava le ragioni per lasciare il basket. Claudio Toti ha inteso   sottolineare che la verità di certi episodi, per i quali nei verbali risulta  “parte lesa” , verrà fuori fra qualche anno.

Sono tre anni che leggiamo e rileggiamo le carte di Baskettopoli, che ha avuto una coda a sorpresa: una corposa informativa  della Polizia Postale  del 29 giugno 2009, tre 3 mesi al rinvio a giudizio di 41 persone, cha  amplia e approfondisce il de relato.  Ci sono  anche arrivati documenti e segnalazioni su fatti gravissimi, circostanziati. Non li abbiamo mai voluti pubblicare. Ci è sembrato però giusto e utile passarli al Procuratore della Fip il quale ha risposto che non essendo noi tesserati non poteva prenderli in considerazione. Son cambiati i tempi. Purtroppo? Non so, ma quand’ero alla Gazzetta dello Sport il presidente del CIA Mario Trippanera  venne a fare visita a Milano al  direttore della rosea ringraziandolo ufficialmente per le votazioni date agli arbitri, novità da me introdotta nella rosea . Spiegò testualmente, con mio imbarazzo,  che il  giudizio del sottoscritto veniva considerato quanto quella di un Commissario.

E che dire del professor Enrico Vinci? Il presidente (il suo segretario era un certo Gianni Petrucci)  intervenne  per un’aggressione subita dai tifosi dopo un derby fra Pall.Livorno e Libertas. Il Giudice del basket squalificò il campo per due giornate parificando  il giornalista al tesserato.

Non ho certo  voglia di cercare guai, ma quanto il malcontento è tanto insistito, documentato, come giornalista esperto, qualsiasi  sia il media sul quale scrivo, se esiste un turbamento conclamato è un dovere professionale  cercare di analizzarlo,  raccogliere e raccontare i vari episodi . Fa parte dell’esercizio di cronaca e di critica, un bilanciamento fra dovere e diritto. Ovviamente la sintesi è un’ opinione non  personalistica,  ma  obiettiva e oggettiva. In questi anni investitori e sponsor  del basket sono calati e se Milano, club che ha profuso  una cinquantina di milioni negli ultimi anni raccogliendo delusioni, e accollandosi anche l’onere della ristrutturazione del Palalido (che però è bloccato),   spara a zero su  una mezza dozzina di interviste,  avvertendoci che il sistema è “rancido e incancrenito”, un’inchiesta  giornalista permette  esempio di capire de è vero, se  c’è casualità e responsabilità .  Come Proli e Scariolo crediamo nel contributo ai fini di un dibattito costruttivo, attraverso la più rigorosa tecnica giornalistica. Loro denunciano un meccanismo che non li tutela, noi abbiamo invece  come strumento di lavoro l’inchiesta a più voci. Come premesso  nella nota introduttiva  di queste quattro puntate. Niente dossier , locuzione italiana che sa, appunto,  “di rancido e incancrenito” .

Minimizzando Baskettopoli e non dandogli portata pari a quella del calcio, anche se – per ora –  il Totoscommesse è qui assente,  purtroppo la Fip  ha peccato di eccessiva cautela. Risultato?.  Si è fatta  prendere la mano dell’Autogestione, ha  sempre delegato invece di tirare bruscamente i fili.  Il mondo degli arbitri si  è spaccato in tre parti, due si sono riunificate in unico soggetto, i designatori e l’Associazione-sindacato (Aiap) contro  l’organo di gestione tecnica (CIA) e quindi la Fip.  Il maggior errore commesso  dal CIA  è di sicuro quello di non saper  comunicare. Non solo  come forma di dialogo, ma anche nell’informazione spicciola. Eppure  qualcosa di  buono nella sua proposta l’ho trovato, ad esempio  il tentativo di svecchiare i ruoli e portare giovani al fischietto. Responsabilità  imperdonabile è stata quella di fissarsi sugli arbitri professionisti,  da qui guerricciole e resistenze e un conflitto aperto con i designatori. Insistere nel “non mi spezzo, non mi spiego”  ha denotato  una carenza di democrazia,  specie  se pensiamo che questo CIA è nato  con una maggioranza ristretta e una  minoranza qualificata, da rispettare se non da cooptare come serviva per riportare serenità e certezze in un ambiente tanto lacerato.

Qualche esempio.C’è stato l’anno scorso un  qualificato convegno a Frosinone  col presidente Meneghin e il CIA non si è fatto vedere. Recentemente a Cagliari altra occasione mancata in un convegno dal titolo accattivante, “L’arbitro uomo di Pace” , dedicato all’ atleta-pubblico ufficiale che nell’immaginario si vorrebbe la figura più etica e pura. C’era il capo degli arbitri FIBA Betancor, Luigi  Lamonica  n.1 italiano ha dato forfeit, nessuno della Fip si è fatto vedere. Tratteremo comunque nei prossimi giorni anche questo argomento.

Chiudiamo le quattro puntate dell’inchiesta di Pallarancione.com auspicando che il presidente  Zancanella e il CIA, se desiderano anche in replica,  diano la loro  versione sui diversi  fatti  del loro operato. Il presidente, ad esempio, figurava  fra gli indagati nell’informativa della Polizia Postale relativa a Baskettopoli del 29 giugno. Come già sottolineato  nel corso dell’inchiesta, ci può stare  sempre un errore, e in ogni caso – ripeto – il magistrato  ha stralciato l’ipotesi di reato come altre contenute nel verbale. Gli  atti si distruggono,  Zancanella è prosciolto, ma un capo degli arbitri  comunque indagato, per il codice sportivo ha precise responsabilità,  è suo dovere spiegare e semmai passare dopo al contrattacco.

In questa atmosfera per riaprire un dialogo, a chiusura delle quattro puntate, pubblichiamo  l’intervista  da noi richiesta tempo fa a Umberto Porcari quale maggior esperto di problemi arbitrali. Purtroppo non è arrivata l’autorizzazione del presidente del CIA. “Da giorni – precisa  il dottor Porcari, dirigente del Ministero dei Beni Culturali –   ho richiesto l’autorizzazione al Presidente del CIA, senza ricevere alcuna risposta. A quel punto mi sono curato di informare Grandini,  rappresentante del Consiglio Federale nell’ambito del CIA, ritenendo che, nel caso di protratto silenzio, ciò dovesse determinare un  “silenzio-assenso”. Parlare e spiegare , se possibile, farà bene a tutti.

L’intervista all’esperto Umberto Porcari

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