I grandi del basket: Magic Johnson

di Gioia Bò 4

 I love this game! Amo il basket, quel pallone che rimbalza sul parquet, tenuto tra le mani di giganti che corrono e sudano per conquistare un rimbalzo, per esibirsi in una schiacciata, per realizzare un canestro, uno solo in più dell’avversario.

Amo il basket e lo devo a lui, Earvin Johnson jr, per tutti solo e soltanto Magic Johnson, l’uomo che ha incantato i miei occhi di bambina, dimostrandomi che non si vive di solo calcio e che un pallone può essere usato anche per riempire canestri, in uno degli sport più affascinanti al mondo.

Perdonate l’amarcord personale, ma mi sembrava doveroso dedicare a Magic il primo capitolo della mia avventura sulle pagine di PallArancione, nella speranza che la mia passione possa attraversare il freddo schermo di un pc e riempire i cuori di quanti come me amano questo gioco.

Di Magic Johnson tutti ricordano gli anni d’oro trascorsi a Los Angeles ed i cinque titoli NBA conquistati con la maglia numero 32 dei Lakers, ma forse non tutti ne conoscono gli esordi, quando condusse per mano Michigan State verso la conquista del campionato NCAA. Correva l’anno 1979 ed il campionato universitario pullulava di giovani campioni, a cominciare da Larry Bird, leader dell’Indiana State University. Johnson e Bird si ritrovarono in finale, una delle finali più entusiasmanti del campionato universitario americano, tanto che ancora oggi quelle immagini vengono viste e riviste al pari di una finale NBA.

 Magic  conquistò il titolo e l’anno successivo era pronto per il grande palcoscenico, i Los Angeles Lakers, squadra con già sei titoli in bacheca, ma lontana da tempo dal trono. Può un solo giocatore trascinare una squadra? Magic Johnson sì. Certo, in quegli anni nei Lakers giocava anche quel mostro sacro di Kareem Abdul-Jabbar, ma Magic era il valore aggiunto, l’entusiasmo della gioventù, la voglia di mettersi in mostra di un rookie che vuole entrare nella storia del basket.

Il titolo arrivò al primo colpo, così come l’MVP delle finali, prima ed unica matricola nella storia dell’NBA. Di lì al 1988 Magic trascinò i Lakers alla conquista di altri quattro titoli, guadagnando il premio come miglior giocatore dell’anno in tre occasioni. Il ritiro arrivò nel 1991, ma un anno dopo Magic era sui parquet di Barcellona, per difendere i colori degli Stati Uniti nelle Olimpiadi estive. Un quintetto da favola, il Dream Team, di cui facevano parte tra gli altri Michael Jordan e Larry Bird, saliti con lui sul gradino più alto del podio al termine di un torneo senza storia.

Magic aveva già contratto l’HIV ed aveva dimostrato coraggio nel presentarsi di fronte alle telecamere, ma questo gli pregiudicò la possibilità di giocare ancora nei Lakers l’anno successivo per la comprensibile paura di infezioni da parte degli avversari. Tornò comunque a calcare il parquet nel 1996, fino all’eliminazione dei Lakers nel primo turno dei play-off.

Si conclude qui la lunga carriera di Magic Johnson, il numero 32, uno dei più grandi cestisti che i miei occhi abbiano mai ammirato. 6559 rimbalzi, 10141 assist, 17707 punti, 19.5 media di punti per partita: questo era Magic!

Commenti (4)

  1. Si, il vento era cambiato perchè ormai lakers e celtics erano vecchietti, senza contare lo scarso apporto della panchina. Ma finchè Celtics e Lakers furono ancora in forma per MJ non ci fù nulla da fare… e Pippen, Paxon e qualche altro erano presenti (e avevano Oakley miglor rimbalzista della lega!)

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