Il Dream team di Londra fa storia, 156 punti, 83 di scarto

di Redazione 0

Contro la Nigeria nel torneo olimpico di Londra, crollano 3 record storici. Con 10 triple Melo Anthony (37 punti) eguaglia il primato di Tillman e Oscar (10 triple), e sono 15 punti di scarto in più dello squadrone di Jordan e Magic contro la squadra africana a Barcellona

All’ora delle streghe (quando i nostri ineffabili  dirigenti si occupano di arbitraggi..)  la partita  cominciata 30 minuti prima della mezzanotte del 2 agosto, nella terza giornata del torneo di basket dei Giochi Olimpici di Londra  la squadra USA ha sconfitto la Nigeria per 156-73 facendo crollare in una volta  sola tre record  della storia moderna di questo sport, dal 1948. Per la precisione:

Maggior punteggio         156 punti

Maggior  scarto                  83 punti

Maggior punt, per quarto     41 punti

Ci scusino Valentina Vezzali  e le  vestali  della scherma  azzurra che continuano a mietere successi (si vince a Londra con le armi di punta quando il paese è spuntato, perfetta metafora a rovescio…).  Tanto di cappello a tutti gli atleti dei vari paesi che in questi Giochi  lottano per la maggior gloria, ma in attesa del figlio umano di Eolo, il giamaicano Usain Bolt o dell’immancabile record sensazionale dell’atletica o del nuoto,   gli Usa illuminano l’Olimpiade ovattata di Londra con l’ultima eccezionale recita del Dream Team.  Che, come sappiamo, assurta in blocco nella Hall of Fame, per il rischio di inflazionare la sua immagine viene ritirata, per cui in Brasile la NBA ritirerà i propri giocatori contro l’ingordigia del CIO. I professionisti che accusano i dilettanti…

Complimenti alla “banda Kryszewski” ma anche  all’ideatore della maglietta  dei dreamers perché la scritta Usa  è compattata in una freccia ascensionale. Per associazione d’idee, pensavo al capolavoro di Giorgio Armani nello studio delle divise azzurre EA 7. Ricordiamo che il grande stilista italiano ha avuto un coraggio patriottico nel riprodurre all’interno delle giacchette i versi dell’inno di Mameli, peccato che  la sua amata squadra si ritrovi indagata dal procuratore del basket impantanatosi in un’inchiesta boomerang che avrebbe dovuto proporre 3 anni fa, quando uscirono i verbali della Polizia Postale. Inchiesta che  adesso potrebbe trasformarsi in un clamoroso fatto politico, perché a quwsto punto non si capisce più che se c’è davvero  un bravo o un cattivo, chi sia l’uno o l’altro. Un fatto imbarazzante per Gianni Petrucci che ai Giochi ha dichiarato ai microfoni  di sentirsi già nei panni di presidente del basket, anche se è ancora il presidente del CONI e lo sarà di fatto ancora per il prossimo biennio in veste di presidente dell’organo di gestione dell’ente sportivo. A meno che non si prepari una riforma governativa.

Diventiamo di fronte a simili show  tutti tifosi del Dream Team con la nostra Italia che dopo un argento olimpico nel 2004 firmato dalla storia professionale esemplare di Carlo Recalcati è sparita dalle ultime due edizioni dei Giochi e  riparte per conquistare la riqualificazione europea, un torneo  lontano dalle premesse e promesse del cosiddetto “nuovo corso”   che pur godendo  di ogni attenzione con un CT che guadagna in part time più dei predecessori in fuyll, time,  ci ha portati diritti  in quarta fascia di un’Europa in crescita, dopata dai passaportati.  Quarta fascia che significa essere fra il 16° e il 20° posto continentale.

Per questo  diventiamo tifosi  di chi si è fatto sacerdote  di progresso e spettacolo (e non profeta !) di questo sport di enorme successo planetario. Il successo della pallacanestro come sport di squadra n.1  ai Giochi deriva dalla sua organizzazione, dalla genialità del gioco, la sua essenza.  Altri non è infatti che atletica giocata. Si corre, si salta, si lancia.. E lo capisci  quando ti concentri sul gioco di gambe di LeBron o il terzo passo e stacco del russo Alex Shved, matricola della NBA, che col suo fisico slanciato potrebbe conquistare l’oro nel triplo, il lungo e l’alto ai Giochi. Del resto, anche l’Italia ha avuto con il sardo Velluti, ex giocatore del Simmenthal, un campione del salto in alto.

Rientrato in tema Usa, possiamo dire “habemus Dream team”.  Questa con la Nigeria è una grandissima impresa, perché riflette capacità ma anche un impegno e una disciplina, un amore per la maglia olimpica che è la stessa dei tempi del barone De Coubertin anche se Le Bron ha guadagnato in 10 anni di NBA 300 milioni di euro o uno “sbullonato” cone Gilberto Arenas può acquistare una mansion da 100 milioni di dollari con vasca per i pescecani.

La cosa stupefacente è che  giovedì notte si è trattato di una partita vera, perché la Nigeria a sua volta ha giocato bene, schiera dei professionisti figli di immigrati nigeriani. Molti altri, inoltre, sono stati gli elementi di autenticità di questo  sensazionale record. La squadra americana  ha cambiato spesso quintetto senza spezzare l’abbrivo  supersonico del 1° quarto, quello che ha fatto crollare il primo dei 3 records.  Soprattutto, come rileggo nelle mie note “la squadra Usa si è divertita senza irridere all’avversario, e la sua difesa aggressiva, su tutto il campo, avrebbe spaventato anche un grizzlies”.  Nessun schema d’attacco, rispetto reciproco, la difesa da trincea. E sovente il pressing sulla rimessa, mica per umiliare gli avversari, ma perché la difesa il primo fondamentale dell’attacco e del gioco d’assieme. Si è visto, ad esempio, che quando il play avversario era in difficoltà  nel portare avanti la palla, scattava  un raddoppio per  recuperare la palla, cosa che ci piacerebbe  fosse fatta anche da una nostra squadra considerato che ci sono 12 giocatori. E’ successo invece che  l’anno scorso agli europei siamo entrati negli annali dell’evento per aver schierato 11 giocatori in quanto il 12° che si chiama Renzi, cognome molto discusso. Il giocatore, poveretto, non è stato nemmeno trascritto in quanto  mai andato a referto. Qualcuno l’ha forse scritto?. Niente…

Invece nelle ultime due gare Anthony Davis, il ragazzo ventenne scelto n.1 del draft, ha segnato più punti della superstar LeBron. Mai vista una squadra americana in atteggiamenti tanto camerateschi, festosa,  battere le mani in panchina dimostrando di partecipare alla festa collettiva. Questo a cominciare dall’elemento catalizzatore, LeBron James. Il “nuovo” The Chosen  dopo aver trascinato Miami e vinto il suo primo titolo  sta testimoniando  anche qua di aver lavorato su se stesso come persona con l’aiuto di uno psicanalista. Agli inizi era sbeffeggiato, invece questo  suo lavoro mentale gli ha procurato oltre a un equilibrio perfetto  un rispetto che vale nel suo futuro quanto un’aureola. Contro la Nigeria, non ci crederete, ha segnato solo 6 punti, si è messo totalmente al servizio della squadra, l’unica volta che ha trovato un varco ci si è infilato per concludere con un dunq nel quale era con braccio sopra il canestro. E valeva il prezzo del biglietto

Il Dream Team ha permesso anche a Mike D’Antoni e a Carmelo Anthony di riconciliarsi, e Melo che è un grande rompiballe, che pretende di non avere ruolo e nessuno al di sopra di lui, ha mostrato la sua abilità balistica, e dopo le  triple iniziali  di Durant (4/6) e di Kobe Bryant che poi è andato in panchina per farsi impacchi di ghiaccio al ginocchio, è stato il mattatore segnando 10 triple su 12 in due momenti diversi della gara, con 37 punti.

Quello di Melo è un record eguagliato, avesse voluto batterlo non ci sarebbero stati problemi. Anche il canadese Tillman contro la Spagna  a Seul ’88 e il brasiliano Oscar ad Atlanta ’96  contro Portorico segnarono 10 triple. Certo, per i giocatori della NBA il tiro da 3 versione FIBA è più corto e quindi ha favorito il bombardamento missiilistico:  29 canestri su 46 tentativi. E non più di due forzature perché la circolazione della palla finiva sempre per rispondere al dettato dell’”attacco perfetto”, e quindi trovare l’uomo libero, sfruttare  spesso il lato debole. Questo passaggio a nord-ovest che nella Spaghetti League è sistematicamente rifiutato per un ripetitivo e noioso pick and roll, lo stesso  dei francesi, dei russi, degli argentini e dei brasiliani, un giocatore con la palla e gli altri quattro che s’incrociano alla ricerca del tiro.

Poi ci sono i 41 assist, voce  specchio del gioco superbo, senza palla, il passaggio smarcante o quello anche semplice, a volte il più difficile, che nasce dalla visione del gioco, gli automatismi difensivi e d’attacco, il timing, l’ispirazione del passatore che spesso  indovina dove si piazzerà l’attaccante o l’invita a provarci, vedi l’alley hoop,  come è stato ribattezzato l’assist  sopra il ferro, dedicato a colui che scoprì la famosa come del sistema planetario. L’assist, si sa, per chi ama il basket raffinato a volte è più spettacolare del canestro, salvo la schiacciata.

Il primo Dream Team battè l’Angola nel ’92 di 68 punti. La rappresentante africana, battuta nelle qualificazioni proprio da questa Nigeria,era molto meno forte di questa  trascinata da Ike Diogu (27 punti) , del play Skinn e dei fratelli Amin, alcuni dei nigeriani nati negli Stati Uniti (non passaportati!) uno dei quali, il giovane El Farouk, è una delle promesse degli Hornets.

II Dream Team sulla via del’ultima recita ha alzato le distanze di ben 15 punti, e questo permette di capire quanto sia forte l’aspetto motivazionale di questa squadra coinvolta in un dibattito, al quale ha partecipato anche lo stesso presidente Obama, per tentare di stabilire quale sia sia la squadra più forte nella storia del basket olimpico.

Questo record è un elemento in più, a ciascuno la sua storia e la sua epoca, l’America è avanti di 20-30 punti e 10 anni dalle rivali. E la prossima stagione altri 15 talenti europei andranno a giocare la NBA, e i tornei europei e nazionali saranno sempre più poveri, fortuna vuole che la tecnologia abbia globalizzato la pallacanestro e i ragazzini oggi siano connessi con gli Stati Uniti dove non si parla di scandali, di scommesse, di  “arbitri prezzolati”, o “pro e straprò” , di sistemi marci, senza che codesti signori e i loro eventuali referenti vengano invitati immediatamente a lasciare il campo.

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