Play off Nba, San Antonio vola col turbo francese Parker-Diaw

di Charlie 0

Scatta stanotte l’ “operazione recupero” per Dallas e New York che hanno perso 2 volte fuori casa con Oklahoma e Miami.  Sono però  sconfitte di peso specifico diverso. New York  è stata  infatti suonata alla grande, ha segnato 67 punti soli in gara1, quella in cui  le Tv sono riusciti a catturare la la vanteria di Mike Woodson, il coach che potrebbe giocarsi il posto, di voler vincere il titolo.

Nulla da fare anche in gara2, mentre trascinati dal tedesco  Nowitkzi i campioni in carica potevano essere 2-0. Due sconfitte con un totale di 4 punti di differenza lasciano quindi ancora la porta aperta al recupero dei Mavs anche se i 36 anni di Jason Kidd come play che non ha più le spalle coperte dal portoricano Barea, la delusione di Lamar Odom e la cessione di Tyson Chandler, premiato come miglior difensore della NBA, evidenziano i problemi dei texani  in questa stagione  e naturalmente  i limiti oggettivi di una formazione evidenziati per tutta la stagione, con una partenza lenta e solo il  7° posto finale della regular season.

Dalle notizie dell’ultima ora sembra  comunque meno grave il taglio alla mano sinistra di Stoudemire che per la rabbia  con un pugno è entrato nel vetro dell’antincendio in gara2. In ogni caso i Knicks ne hanno viste di tutti i colori quest’anno, dalla brutta partenza al cambio di allenatore in seguito al mezzo sciopero di Anthony  per il suo “non rapporto” con Mike D’Antoni, e vinto  molte gare anche senza il suo gigante occhialuto, il quale  ha fatto dentro e fuori per un lutto in famiglia e guai alla schiena.  C’è invece attesa per il ritorno  in campo dopo l’operazione al ginocchio di Jeremy Lin protagonista della grande fiammata senza la quale New York sarebbe oggi una squadra di “grandi peccatori” e non  un team deciso a non lasciar passare Miami che al momento dei playoff ha saputo recuperare il trio vincente LeBron-Wade-Bosh e deve dimostrare adesso di vincere in trasferta nel playoff.

Nel turno di mercoledì, tanto, San Antonio si è portata sullo 0-2  festeggiando con l’ennesimo successone, 31 punti, il suo guru dal cognome slavo e i capelli bianchi, Greg Popovich, votato per la seconda volta coach dell’anno, alla faccia della moda della Spaghetti League che fra i tanti errori commessi non paga della brutale rivoluzione culturale portata avanti dal duo Scariolo-Messina che ha portato successi ma non gioco, non una vera carica passionale, è poi passata a quella generazionale con troppi apprendisti stregoni che nella maggior parte dei casi hanno come unica grande virtù di costare poco e non contraddire mai i loro dirigenti, una classe a sua volta che nel basket ci è arrivata per vie traverse e con fini mercantili, da qui una spogliazione del gioco, un distacco dalla propria storia. Vedere il quasi settantente Ivkovic miglior coach dell’anno in Europa Valerio Bianchini, vincitore di due coppe dei Campioni,  laprima di Cantù e laprima e l’ultima di Roma, in ruoli diversi e non su una panchina di A fa capire tante cose, soprattutto di quanto sia odioso lo spoil-system che caratterizza l’ “involuzione culturale” della Spaghetti League, da prodotto di una nuova Italia sportiva a prodotto  territoriale velleitario e animoso.

San Antonio è una squadra di tutti i continenti, gente del Caribe, del Sud America, d’Europa, un impasto riuscito, con l’ultima mossa dell’acquisto di Boris Diaw, il moro capitano della nazionale francese che con un partitone mise fuori l’Italia nell’ultimo europeo. Lasciata Charlotte, l’erculeo figlio del grande campione dell’atletica senegalese, si è ritrovato a fianco di Tony Parker, le roi du basket francais senza il quale non si muove foglia che lui non voglia…Inserimento riuscito, con due francesi in quintetto San Antonio viaggia indisturbato con punteggi stellari, e la previsione per gara 3 e 4 nella capitale dei mormoni, Salt Lake City, non lascia grandi speranze agli sbarbati rivali fra i quali si è fatto notare, con 10 rimbalzi, di cui 6 in attacco, e 8 punti in 15 minuti il ventenne gigante turco (nato in Svizzera da un illustre medico ricercatore) Eneas Kanter che ha rifiutato la borsa di studio di Kansas, ateneo fra i più prestigiosi nel quale studiò un certo Wilt Chamberlain, colui che detiene il record di100 punti e di 55 rimbalzi in una gara,  per passare subito nella NBA  e a sorpresa scelto al n.3 nell’ultimo draft contro il 5 di Jonas Valanciunas che sta preparando le valigie per Toronto e ha forse sbagliato a rimanere ancora un anno in Europa.

Con Parker che viaggia a 24,2 punti e 7,8 assist di media nelle 4 gare contro Utah, è difficile che la squadra di casa (che ha tirato in gara2 col 16% da 3, 2/12 e ha avuto Millsap e Hayward sotto tono)  possa vincere due gare. E se poi metti caso Paker dovesse prendere un  raffreddore, udite udite, il suo sostituto sarebbe Patty Mills. Sì, l’aborigeno australiano che nelle due ultime gare della regular season ha segnato 24 e 37 punti in trasferta, più delle media dell’impagabile Parker che non dimentichiamo è uno dei tanti errori commessi nell’ultimo decennio dal basket romano.

Una superba partita di Chris Paul che quest’anno, con i guai di Derrick Rose, è la guardia n.1 non è stata sufficiente per vincere una seconda volta a Memphis che ha subito uno choc per aver buttato alle ortiche 27 punti di vantaggio nella prima gara. Calato Marco Gasol (3/9, 8 punti) dopo aver rappresentato la Spagna nell’All Star Game,  Memphis ha vinto con i 21 punti di Gay, il sempre positivo Conley, i 20 punti di Oj Majo arrivato dalla panchina e i suoi intercettatori. I Clippers hanno il vantaggio del campo, Griffin in crescita, ma manca una terza star che era certamente Billups, una delle grandi vittime della falcidia delle 66 gare in quattro mesi per il lock out.

Orlando aveva iniziato bene la serie vincendo a Indiana, poi è venuto allo sconto il problema dell’assenza di Howard, il pivot del desiderio, de per quanto il suo sostituto, Glenn Davis, tenga bellamente il campo (22 punti in gara3), nelle ultime due uscite le guardie titolari Nelson e Richardson hanno deluso. L’aria di casa non  è servita ad Orlando, anzi ha creato troppa attesa e ne hanno approfittato Granger (26 punti) e il centro Hibbert (18 punti e un sacco di rimbalzi) per rilanciare Indiana dopo il vistoso calo fra le ultime gare della regular season e l’infelice debutto che però non ha lasciato il segno.

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