Lin ferma Dallas, per D’Antoni ha un cuore immenso

I campioni cedono nel finale, il taiwanese migliore con 28 punti, 14 assist, 5 recuperi. Grande giornata anche degli europei Ersan Yliasova, Ricky Rubio e Marcin Gortat. New Orleans ha licenziato l’ex senese  Summers.

L’IN-cantesimo continua. Nella incredibile  riscossa di New York, Jeremy Lin si conferma il profeta (8 vittorie nelle ultime 9 partite) superando sempre i 20 punti e con una nuova doppia-doppia che ne fa l’indiscussa star, la favola della NBA per essere arrivato a New York con un contratto di 10 giorni, senza potersi pagare l’albergo e la fortuna del merchandising della Lega che non riesce a tener dietro agli ordine di magliette, cappellini, poster, soprattutto da parte del mercato asiatico dove il taiwanese è diventato un mito. Sfuma il confronto con Ya Jianljan, star cinese dopo il ritiro di Yao Ming, oggi ricco imprenditore grazie ai milioni guadagnati coi Rockets, che il coach di Dallas ha recuperato dalla D-League ma non manda in campo, con grande dispetto della stampa per favorire il disgelo delle due Cine.

Coppa Italia Final Eight, Montepaschi Siena-Bennet Cantù 88-71

Prosegue il dominio inconstrato nell’Italia del basket della Monetpaschi Siena. La squadra toscana vince la sua quarta coppa Italia consecutiva (un vero e proprio record) dominando la finale di Torino con Cantù (88-71). Per Siena si tratta dell’undicesimo trofeo consecutivo in manifestazioni nazionali, per Pianigiani il 13° successo in 13 finali disputate da quando nell’estate del 2006 è diventato allenatore della Mens Sana. Numeri che parlano da soli. Come quelli dell’odierna finale: rispetto ad un anno fa, quando la Bennet (quarta sconfitta in altrettanti finali di coppa Italia) si arrese solo in volata, stavolta non c’è stata storia. Siena gioca meglio su ogni lato del campo (chiude con il 68% da due e il 47% da tre), e non lascia mai modo a Cantù la possibilità di tornare in partita. Il crescendo della Montepaschi è nei numeri: 17-9 al 7′, 35-23 al 16′, 44-33 a metà corsa, 62-42 al 26′ fino al massimo vantaggio arrivato sul 77-51. A trascinare la squadra di Pianigiani è uno strepitoso Andersen, mvp delle Final Eight con 23 punti, insieme a Lavrinovic (16) e Moss (14). La squadra di Trinchieri bene solo nel primo quarto, non é riuscita ad arginare l’onda d’urto della Montepaschi alzando bandiera bianca già nel terzo periodo quando Siena affonda i colpi decisivi.

Montepaschi Siena-Bennet Cantù 88-71
(21-16, 44-33; 73-51)
Siena: Mc Calebb 9 (3/6), Moss 14 (4/8, 2/3), Stonerook 3 (1/2 da tre), Andersen 23 (7/9, 2/5), Lavrinovic 16 (5/5), Zisis 10 (2/2, 2/2), Carraretto 6 (3/4, 0/2), Thornton 7 (2/4, 1/3), Ress, Aradori, Michelori ne, Lechthaler. All. Pianigiani
Cantù: Micov 6 (1/3, 0/1), Leunen 12 (3/3, 2/3), Mazzarino 2, Basile 15 (5/9 da tre), Marconato 6 (3/4), Shermadini 8 (3/4), Markoishvili 2 (1/3, 0/3), Cinciarini 6 (3/5), Perkins 6 (3/5), Brunner 8 (1/3), Diviach ne, Bolzonella ne. All. Trinchieri
Arbitri: Cicoria, Chiari, Taurino
Note – Tiri liberi: Siena 12/16 Cantù 11/16. Rimbalzi: Siena 23 (Stonerook 6). Cantù 21 (Perkins 4). Assist: Siena 16 (Mc Calebb e Moss 4) Cantù 20 (Basile 5)
Spettatori 7450

 

Final Eight Torino Mps-Armani, termometro sullo standard

SPETTATOREGISTA ALLE FINAL EIGHT – Il ritorno su La7 chiaro della partita più attesa ha segnato lo 0,5 di ahare per 146 mila spettatori. Sono più criptato di un segnale digitale, anzi sono più criptato di un dato negativo d’ascolto… Infatti si fa molta fatica a sapere come siano andati gli ascolti delle Final 8 a parte quelle giocate sulla rete principale…

Ma non è questo l’argomento di oggi, ma io sono svagato e divago come tutti gli svagati… Parliamo di aspettative  televisive. Tanto per far vedere che non sono proprio digiuno di citazioni:

“qui si parrà la tua nobilitate”

Divina Commedia, Inferno, Canto II.

San Antonio 10 e lode, scivolone casalingo dei Bulls

Si sgonfia di colpo la Lin-Mania per le 9 palle perse contro gli Hornets di Marco Belinelli, the show must goes on, il gioco va avanti e il piccolo turno del sabato s’inchina agli Spurs che battono nuovamente i Clippers,  stavolta però nei supplementari. E grazie a “Sua Immensità”  Tony Parker (30 punti, 10 assist,8/11 nei liberi)  a due canestri da 3 di Gary Neal, il fuggiasco della Benetton ed ex capocannoniere della Spaghetti League, e con la complicità di Chris Paul  che perde palla con i Clippers avanti di 3 punti a 9” dalla fine  e Gary Neal, lo specialista da 3 punti, mette dentro 4” il missile per andare all’overtime dove si ripeterà.

“Ho giocato la peggior partita da quando sono nella NBA”,

Coppa Italia Final Eight, Scavolini Siviglia Pesaro-Bennet Cantù 64-71

Cantù conquista la finale di Coppa Italia (la seconda consecutiva, quarta della sua storia) sperando Pesaro 71-64 e domani (alle 17) si troverà di fronte nuovamente la Montepaschi Siena per quella che sarà la riedizione della sfida di un anno fa. La Bennet ovviamente spera in un finale diverso rispetto al 2011, cosa che gli permetterebbe di conquistare l’unica coppa che ancora manca alla sua collezione di trofei. Cantù mette subito in chiaro le cose (+10 nel primo quarto), argina bene la reazione di Pesaro (42-31 alla pausa lunga), gestendo con lucidità il finale quando la Scavolini Pesaro riapre completamente i giochi arrivando fino al -2. Poi una tripla di Basile, dopo quattro errori consecutivi, e due antisportivi, fischiati prima a White e poi ad Hackett, spianano la strada della finale ad una Bennet che vince nonostante le 24 palle perse e il 29% da tre, bilanciato dal 61% da due.

Scavolini Siviglia Pesaro-Bennet Cantù 64-71
(15-25, 31-42; 44-55)
Pesaro: White 7 (3/6, 0/1), Hackett 14 (5/10, 0/3), Hickman 9 (3/11, 0/3), Lydeka 5 (0/2)), Jones 20 (0/2, 5/7), Cavaliero 2 (0/1, 0/1), Cusin 7 (3/4), Flamini, Urbutis ne, Cercolani ne, Tortù ne, Alibegovic ne. All. Dalmonte
Cantù: Micov 9 (2/6, 0/2), Leunen 3 (0/1, 3/5), Mazzarino 6 (2/4), Basile 3 (1/6 da tre), Marconato 6 (3/4), Shermadini 18 (7/8), Markoishvili 15 (3/6, 2/4), Cinciarini 5 (1/2, 1/2), Perkins 4 (2/2, 0/1), Brunner 2 (1/2), Diviach ne, Bolzonella ne. All. Trinchieri
Arbitri: Lamonica, Sahin, Tola
Note – Tiri liberi: Pesaro 21/29 Cantù 12/13. Rimbalzi: Pesaro 27 (Jones 10), Cantù 37 (Micov 7). Assist: Pesaro 8 (Hackett 3), Cantù 20 (Micov 6)
Spettatori 6750

Coppa Italia Final Eight, Montepaschi Siena-EA7 Milano 67-65

Niente da fare: Milano non riesce a riscrivere la storia e Siena vola in finale di Coppa Italia per la quarta volta consecutiva: domani i biancoverdi andranno a caccia del quarto successo di fila nella Final Eight. Sarebbe un nuovo record per la creatura di coach Simone Pianigiani. In una semifinale combattuta dall’inizio alla fine, la Montepaschi supera Milano 67-65, spegnendo il sogno dell’Olimpia di tornare a vivere le emozioni di giocare una finale del trofeo tricolore. Vince Siena dopo 40′ intensi, con l’ultimo quarto vissuto tra sorpassi e controsorpassi. La parola fine la scrive Zisis, che a 1” dalla fine, dopo una partita condita da diversi errori (0/4), mette dentro il libero della sicurezza per poi sbagliare volontariamente il secondo facendo suonare la sirena finale. Pianigiani è soddisfatto: ”Vittoria meritata, quando Milano è andata avanti potevamo mollare e invece siamo rimasti lucidi difendendo con attenzione nelle ultime azioni”. Milano (con Mancinelli non al meglio) esce a testa alta ma ancora una volta deve arrendersi a Siena e ricacciare indietro il sogno di vincere un trofeo che manca da 16 anni. Scariolo ha un rammarico: ”Abbiamo regalato il primo quarto, poi abbiamo giocato con coraggio e intelligenza dimostrando di non essere quelli delle 21 sconfitte consecutive con Siena ma quelli che quest’anno sono uno a uno. Possiamo solo crescere”.

Montepaschi Siena-EA7 Milano 67-65
(21-12, 34-32; 47-45)
Siena: Mc Calebb 16 (5/6, 1/3), Moss 8 (0/2, 2/5), Stonerook 2 (1/2, 0/2), Andersen 25 (11/17, 1/1), Lavrinovic 9 (2/2, 1/2), Zisis 1 (0/2, 0/2), Carraretto (0/2 da tre), Thornton 4 (2/3), Ress (0/1 da tre), Aradori 2 (0/2 da tre), Michelori ne, Lechthaler ne. All. Pianigiani
Milano: Cook 6 (0/3, 2/5), Bremer 3 (0/1, 1/5), Gentile 9 (3/6, 1/6), Fotsis 15 (6/7, 1/3), Bourousis (0/2, 0/1), Giachetti ne, Mancinelli (0/1, 0/1), Hairston 13 (4/8, 1/3), Nicholas 3 (0/1, 1/2), Rocca 11 (4/9), Melli 5 (1/1, 1/4), Filloy ne. All. Scariolo
Arbitri: Facchini, Paternicò, Sabetta
Note – Tiri liberi: Siena 10/15 Milano 5/5. Rimbalzi: Siena 31 (Stonerook 9) Milano 43 (Hairston e Rocca 7). Assist: Siena 9 (quattro con 2) Milano 18 (Bremer 7)

Final Eight Torino, Siena-Milano al secondo atto

LO  SPETTATOREGISTA  ALLE FINAL EIGHT n.2: IL RITORNO

Come dicevo ieri, dopo aver fatto, disfatto e rifatto per mettere in piedi le riprese di un super evento come le Final  8 c’è una variabile imprevedibile ed una prevedibilissima. Quella imprevedibile è : che partita sarà? Sarà una di quelle che si fanno da sole, intense, combattute, con tanto spettacolo, episodi e tutto quello che serve per tenere incollati gli spettatori sugli spalti e non? Oppure sarà una di quelle spezzettate , con errori al tiro e palle perse a pioggia, arbitraggi troppo presenti,  zero intensità,  scarti in doppia cifra, una di quelle dove una delle squadre non vede l’ora di andare sotto la doccia?

Con Belinelli storico record italiano al Madison

Per ben 3 volte in 40 giorni i 3 tenori italiani della NBA hanno vinto nel tempio dei Knicks, Lin (9 palle perse e 26 punti) non basta  contro gli Hornets in formazione d’emergenza. Intanto New York richiama dalla Cina il tiratore  JR Smith. Venerdì 17 sfortunato per il n.17  più acclamato della NBA, Jeremy Lin che dopo aver firmato vittorie consecutive ha la colpa di aver fatto una buona gara e aver usato male la sua misteriosa magia, come dimostrano le palle perse. Sfiorando di entrare nella storia della NBA con una doppia-doppia originale, 26 punti e 9 palle perse che, in ogni caso, rappresentano un record…

A proposito di record, il titolo di questa puntata potrebbe essere “Italians make history in New York”. Nella tempio sportivo della città di Fiorello Laguardia, di Sinatra e Cuomo c’è  gloria quest’anno per i giganti italiani, e il 17 febbraio Marco Belinelli  segnando 17 punti e i due liberi che gelano i Knicks di Lin completa  un trittico promozionale fantastico (iniziato da Bergnani e proseguito con Gallinari) per il nostro basket che  a Torino cerca visibilità senza riuscire a prendere i telespettatori   con le Final Eight che prevedono per oggi al Palaolimpico  le semifinali Siena-Milano e Cantù-Pesaro.

Junio Casale ingaggia Ricky Minard

Junior Casale comunica di aver sottoscritto un accordo con l’esterno americano Ricky Minard. Nato  a Mansfield, Ohio, l’11 settembre 1982, Minard può vantare una ricca esperienza nel campionato italiano, avendo giocato per sei stagioni consecutive in Serie A: nel gennaio 2005 l’esordio con Biella, poi il biennio a Reggio Emilia e quello a Montegranaro, che trascina ai playoff  2008 (15.6 punti e 4.4 rimbalzi nella seconda stagione marchigiana). Quindi l’esperienza alla Virtus Roma, il trasferimento ai russi del Khimki alla corte di coach Scariolo,  poi l’annata all’Unics Kazan con cui trionfa nell’Eurocup 2011.

Ricky arriva a Casale dopo aver disputato la prima parte di stagione in Ucraina al Mariupol (anche sei presenze e 15.2 punti di media in Eurocup). Il presidente della Junior Dott. Giancarlo Cerutti ha voluto incontrare i giornalisti per informarli della firma e annunciare un aumento di capitale deliberato dai soci storici:

“Li ringrazio di cuore per quanto fanno per sostenere la società nelle sue scelte. Si legge di squadre del nostro campionato con difficoltà economiche: Casale ancora una volta dimostra di fare un passo solo dopo essersi coperta le spalle”.

La scomparsa di Gianfranco Benvenuti, al sud i suoi capolavori

Così il general manager Andrea Luchi ricorda il grande coach livornese Gianfranco Benvenuti che portò in A anche la Viola Reggio Calabria e Trapani.

Era il mago delle promozioni, gli scudetti dei poveri. E ha fatto felice il sud portandolo a pieni diritti nel grande basket senza mai far spendere grandi cifre ai suoi presidenti. Stabilità, niente tagli durante la stagione, se prendi un giocatore vai fino in fondo.

Se n’è andato a Livorno, dopo una breve malattia,  Benvenuti il profeta del basket del sud che ha portato in A la Viola Reggio Calabria e Trapani con una doppia promozione, mentre l’ultima è stata con Montecatini. Ha dato alla Libertas Livorno il primo scudetto giovanile della storia, battendo il Simmenthal, e conquistato il bronzo nella sua parentesi con la nazionale femminile a metà Anni 70. Coach dal 1960, ha allenato la Libertas Livorno (2 volte), Udine, Gorizia, Stella Azzurra Roma, Viola Reggio Calabria, Perugia, Trapani (2 volte), Montecatini.

Ex giocatore non eccelso,  livornese di Borgotaro, ha rappresentato la  figura ideale del coach maestro di vita e di fondamentali. Una persona corretta, diretta, esigente,  un padre per i suoi giocatori e un esempio di vita, ma capace anche di essere un protagonista, ritagliandosi un proprio stile (ad esempio i due lunghi, le zone miste, etc)  nella poliforme Serie A, e tanti allenatori dell’ultima leva dovrebbero prendere esempio per  valorizzare i giovani e gli italiani.

Era lo Zeravika italiano,  ovvero Ranko Zeravika il grande coach slavo che si vantava di non aver mai vinto uno scudetto preferendo lanciare tanti fuoriclasse.

Lo ricorda per Pallarancione.com  Andrea Luchi, il gm di Montecatini che giovanissimo con Benvenuti  ha fatto la sua prima esperienza di dirigente arrivando poi al top alla Scavolini e alla Virtus Bologna con l’ultima vittoria europea di una squadra italiana nel 2009.

Alla famiglia, sentite condoglianze.

Di Andrea Luchi

Coppa Italia Final Eight, Bennet Cantù-Sidigas Avellino 99-70

Troppo forte Cantù per la pur orgogliosa Avellino, sconfitta anche in semifinale di Coppa Italia dopo il precedente in campionato (90-55). Dopo la semifinale della scorsa stagione (vinta sempre da Cantù) quella di quest’anno dura appena un tempo. Avellino prova a resistere, nonostante le rotazioni limitate di coach Vitucci che perde anche il suo bomber Dean (uomo da 16,9 punti a partita), in panchina con un polso dolorante. La partita perfetta della Sidigas dura un quarto d’ora, fino a quando Green fa quel che vuole andando a canestro da tutte le posizioni e in tutti i modi (13 punti nei primi 10′). Ma appena il piccolo play cala (2 punti nel secondo quarto, 9 nella ripresa) Cantù prende in mano le redini del match. La Bennet allunga con un parziale di 16-2 nel secondo quarto e nel terzo chiude definitivamente i conti con le triple (4/8, 14/31alla fine): Markoishvili (22 con 5/7 dall’arco), Basile e Mazzarino allungano divario e punteggio (69-49) rendendo una semplice sgambata gli ultimi 10′ impreziositi dal lungo applauso che tutto il pubblico del Palaolimpico tributa a Green al momento dell’uscita dal campo. Trinchieri si gode la solita, ennesima grande prova di squadra (6 giocatori in doppia cifra, uno a quota 9) ed il buon debutto di Perkins (6 assist).

Bennet Cantù-Sidigas Avellino 99-70
Cantù: Micov 10 (2/4, 2/6), Leunen 10 (1/2, 1/2), Mazzarino 10 (2/5 da tre), Marconato 6 (3/4), Shermadini 10 (4/4), Markoishvili 22 (3/5, 5/7), Cinciarini 9 (2/3, 1/2), Perkins (0/2 da tre), Brunner 11 (4/5), Basile 6 (0/1, 2/6), Diviach (0/1), Bolzonella 5 (1/1, 1/1. All. Trinchieri
Avellino: Green 24 (4/10, 5/6), Lauwers 4 (1/5 da tre), Gaddefors 4 (2/3, 0/1), Slay 12 (0/2, 2/10), Johnson 4 (2/5), Spinelli (0/1 da tre), Golemac 17 (5/9, 0/1), Soloperto 5 (2/4), Infanti (0/1 da tre), Ferrara, Alborea ne, Norcino ne. All. Vitucci
Arbitri: Mattioli, Lanzarini, Bettini
Note – Tiri liberi: Cantù 17/19 Avellino 16/25. Rimbalzi: Cantù 37 (tre con 5) Avellino 25 (Green 8). Assist: Cantù 23 (Perkins 6) Avellino 11 (Green 5)

Coppa Italia Final Eight, Scavolini Siviglia Pesaro-Umana Venezia 90-70

E’ Pesaro la terza squadra ad ottenere il pass per la semifinale della Final Eight di Coppa Italia. La Scavolini Siviglia travolge Venezia (90-70) e domani sfiderà per un posto nella finale la vincente dell’ultimo quarto tra Cantù e Avellino. Senza ombre il successo dei marchigiani che riscattano la clamorosa sconfitta casalinga rimediata in campionato e ritornano a giocare una semifinale dopo quattro anni (nel 2008 uscirono contro la Virtus Bologna). Pesaro comanda sin da subito, allunga sul finire del primo tempo e nel terzo quarto segna il divario che spegne la partita rendendo l’ultimo quarto una specie di allenamento. La squadra di coach Dalmonte ha giocato una partita di squadra (sei i giocatori in doppia cifra) in cui brilla la prova di James White (17 punti, 5 rimbalzi, 8 falli subiti, 4 recuperi e 6 assist per 31 di valutazione). Il capocannoniere dello scorso campionato é l’assoluto protagonista del match. Molto bene anche Jones (14 punti e 8 rimbalzi), Hickman (15 punti e 6 assist) e Lydeka (13). Ma contribuiscono alla vittoria anche Cavaliero (10) e Cusin (11). Venezia (priva di Fantoni), debuttante alla Final Eight, non riesce ad entrare mai in partita, restando vittima della serata no di Clark (1/7), dei troppi errori in attacco (42% con percentuali aggiustate a partita già chiusa) e delle 19 palle perse.

Scavolini Siviglia Pesaro-Umana Venezia 90-70
(25-17, 48-34; 76-53)
Pesaro: White 17 (5/10, 0/1), Hickman 15 (4/6, 2/4), Jones 14 (1/3, 4/5), Hackett 5 (1/3, 1/2), Cusin 11 (4/6), Cavaliero 10 (2/4, 2/5), Lydeka 13 (5/6), Flamini 3 (1/2da tre), Urbutis 2 (1/1), Alibegovic ne, Cercolani ne, Tortù (0/2). All. Dalmonte
Venezia: Clark 5 (0/3, 1/4), Young 14 (6/10, 0/2), Bowers 15 (4/9, 2/3), Bryan 2 (1/4), Szewczyk 17 (4/9, 2/3), Slay 7 (3/6, 0/1), Allegretti, Causin (0/1 da tre), Meini 2 (1/1), Rosselli 4 (2/4, 0/2), Tomassini (0/1 da tre), Magro 4 (2/4). All. Mazzon
Arbitri: Cicoria, Filippini, Vicino
Note – Tiri liberi: Pesaro 14/20 Venezia 9/14 Rimbalzi: Pesaro 32 (Jones 8)Venezia 40 (Szewczyk 8) Assist: Pesaro 21 (White e Hickman 6) Venezia 10 (Clark 4)
In tribuna il presidente del Coni Gianni Petrucci

I grandi del basket, Elvin Hayes

Duecentosei centimetri di altezza e 107 chili di peso. Un destino segnato quello di Elvin Hayes, che sin da ragazzo mostrava doti atletiche al di sopra della media ed una capacità realizzativa con pochi eguali tra i coetanei.

Fantastici i suoi tre anni al college, quando con la canotta dell’University of Houston riuscì a stabilirsi sulla media di 30,1 punti a partita. Nell’ultimo anno si tolse anche la soddisfazione della vittoria nella NCAA, battendo il finale la favoritissima UCLA, squadra nella quale militava il giovane Lewis Alcidor, divenuto poi famoso con il nome di Kareem Abdul-Jabbar.

39 punti e 15 rimbalzi per l’ala grande di Houston nell’atto finale del campionato universitario. Una prestazione che non poteva passare inosservata agli occhi dei grandi club, tanto che la chiamata da parte dei San Diego Rockets non tardò ad arrivare.

SPECIAL Final Eight: diario di uno spettatoregista

Se nel campionato, la cosa si era diluita nelle settimane e nei mesi, nella Final 8 che è un evento a parte con un capo ed una coda ,e quindi  la lontananza dai palazzi e dalle regie mobili la sento molto di più. Quando c’è un evento di questo genere tutto comincia settimane prima ed è un crescendo via via che ci si avvicina all’evento. Si parte da discussioni estenuanti con la parte editoriale e quella produttiva mediata dal regista…

Quella editoriale chiede determinate cose, il regista per realizzarle chiede gli strumenti per poter mettere in pratica il tutto e la produzione cerca di ottenere i fondi sufficienti dall’editore venendo il più delle volte ridimensionati.  Risultato? La redazione riduce di qualcosa le pretese, la produzione riduce il budget e alla fine il regista riduce le speranze  di poterlo fare degnamente. Scherzo, così è esasperata la cosa , però diciamo che il principio è quello. Il trucco è chiedere molto di più per  ottenere un meno sufficiente alla bisogna…