Miami crolla contro Indiana, Dwyane Wade e il peggior incubo

di Charlie Commenta

Partiamo da lui: Dwyane Tyrone Wade, nativo di Chicago, venuto al mondo il 17 gennaio 1982. Aggiungiamoci pure il fatto che Flash (da quant’è veloce) è da qualche anno considerato tra i maggiori talenti cestistici degli Stati Uniti d’America. Roba da pensare a Miami e arrivare con il pensiero a sovrapporre lo stemma degli Heat al volto dello stesso Wade.

Che, a Miami, gioca dal 2003 con esiti più che positivi: a livello di squadra, ha contribuito in maniera significativa alla conquista del titolo Nba dello scorso 2006, a livello personale si è contraddistinto per una serie di riconoscimenti. 1 volta MVP delle Finali NBA (2006), 6 volte NBA All Star (2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010), 1 volta miglior giocatore dell’All-Star Game (2010), 5 volte quintetto ideale NBA. Roba che, avere uno così è già una bella garanzia. Ma Wade – alla fine della passata stagione – ha cominciato a fare i capricci, a puntare i piedi, a mostrare i muscoli:

“Voglio vincere” – ha fatto sapere alla società – “e se non comprate nessuno, vado via”.

Mica per altro gli Heat si sono mossi con prontezza quasi militare: in sequenza gli hanno servito su piatto d’argento uno come LeBron James, vale a dire il secondo miglior giocatore in circolazione (perchè Kobe resta su un altro pianeta), e la ciliegian sulla torta rappresentata da Chris Bosh. Come se Lionel Mess e Cristiano Ronaldo, a un certo momento, cominciassero a giocare nella stessa squadra di calcio.

“Vai Dwyane” – deve avergli replicato il club – “vai e vinci”.

Invece, l’avvio di Miami è francamente deludente e lo diventa ancor di più dopo la prestazione offerta sul parquet di casa. All’American Airlines Arena, infatti, ci si attendeva l’esplosione (finalmente) degli Heat e ti ritrovi a spellarti le mani per tributare a Indiana il dovuto plauso dopo aver annnichilito i fenomeni.

Finisce 77-93, tra i locali se la cavano solo James (25 punti) e Chris Bosh, mentre Wade (3 punti e un pessimo 1 su 13 al tiro che gli vale quale peggiore prestazione di sempre) continua a inanellare una serie di “non pervenuto” che comincia a preoccupare. Indiana vola con l’entusiasmo di Danny Granger e Brandon Rush (20 punti entrambi).

Non è una squadra, Miami, ma a questo puntoi non è neppure una cozzaglia di fenomeni. La verità è che Wade manca come il pane e il black out della guardia non sembra di facile guarigione. Che mai avrà? Soffre la presenza delle stelle che ha preteso? Difficile a dirsi ma per diventare grandi (Miami ha 9 vittorie e 7 sconfitte) non si può purtroppo prescindere dal talento di Dwyane Tyrone Wade, nativo di Chicago, venuto al mondo il 17 gennaio 1982 ma attualmente non pervenuto.

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