San Antonio 10 e lode, scivolone casalingo dei Bulls

Si sgonfia di colpo la Lin-Mania per le 9 palle perse contro gli Hornets di Marco Belinelli, the show must goes on, il gioco va avanti e il piccolo turno del sabato s’inchina agli Spurs che battono nuovamente i Clippers,  stavolta però nei supplementari. E grazie a “Sua Immensità”  Tony Parker (30 punti, 10 assist,8/11 nei liberi)  a due canestri da 3 di Gary Neal, il fuggiasco della Benetton ed ex capocannoniere della Spaghetti League, e con la complicità di Chris Paul  che perde palla con i Clippers avanti di 3 punti a 9” dalla fine  e Gary Neal, lo specialista da 3 punti, mette dentro 4” il missile per andare all’overtime dove si ripeterà.

“Ho giocato la peggior partita da quando sono nella NBA”,

Coppa Italia Final Eight, Scavolini Siviglia Pesaro-Bennet Cantù 64-71

Cantù conquista la finale di Coppa Italia (la seconda consecutiva, quarta della sua storia) sperando Pesaro 71-64 e domani (alle 17) si troverà di fronte nuovamente la Montepaschi Siena per quella che sarà la riedizione della sfida di un anno fa. La Bennet ovviamente spera in un finale diverso rispetto al 2011, cosa che gli permetterebbe di conquistare l’unica coppa che ancora manca alla sua collezione di trofei. Cantù mette subito in chiaro le cose (+10 nel primo quarto), argina bene la reazione di Pesaro (42-31 alla pausa lunga), gestendo con lucidità il finale quando la Scavolini Pesaro riapre completamente i giochi arrivando fino al -2. Poi una tripla di Basile, dopo quattro errori consecutivi, e due antisportivi, fischiati prima a White e poi ad Hackett, spianano la strada della finale ad una Bennet che vince nonostante le 24 palle perse e il 29% da tre, bilanciato dal 61% da due.

Scavolini Siviglia Pesaro-Bennet Cantù 64-71
(15-25, 31-42; 44-55)
Pesaro: White 7 (3/6, 0/1), Hackett 14 (5/10, 0/3), Hickman 9 (3/11, 0/3), Lydeka 5 (0/2)), Jones 20 (0/2, 5/7), Cavaliero 2 (0/1, 0/1), Cusin 7 (3/4), Flamini, Urbutis ne, Cercolani ne, Tortù ne, Alibegovic ne. All. Dalmonte
Cantù: Micov 9 (2/6, 0/2), Leunen 3 (0/1, 3/5), Mazzarino 6 (2/4), Basile 3 (1/6 da tre), Marconato 6 (3/4), Shermadini 18 (7/8), Markoishvili 15 (3/6, 2/4), Cinciarini 5 (1/2, 1/2), Perkins 4 (2/2, 0/1), Brunner 2 (1/2), Diviach ne, Bolzonella ne. All. Trinchieri
Arbitri: Lamonica, Sahin, Tola
Note – Tiri liberi: Pesaro 21/29 Cantù 12/13. Rimbalzi: Pesaro 27 (Jones 10), Cantù 37 (Micov 7). Assist: Pesaro 8 (Hackett 3), Cantù 20 (Micov 6)
Spettatori 6750

Coppa Italia Final Eight, Montepaschi Siena-EA7 Milano 67-65

Niente da fare: Milano non riesce a riscrivere la storia e Siena vola in finale di Coppa Italia per la quarta volta consecutiva: domani i biancoverdi andranno a caccia del quarto successo di fila nella Final Eight. Sarebbe un nuovo record per la creatura di coach Simone Pianigiani. In una semifinale combattuta dall’inizio alla fine, la Montepaschi supera Milano 67-65, spegnendo il sogno dell’Olimpia di tornare a vivere le emozioni di giocare una finale del trofeo tricolore. Vince Siena dopo 40′ intensi, con l’ultimo quarto vissuto tra sorpassi e controsorpassi. La parola fine la scrive Zisis, che a 1” dalla fine, dopo una partita condita da diversi errori (0/4), mette dentro il libero della sicurezza per poi sbagliare volontariamente il secondo facendo suonare la sirena finale. Pianigiani è soddisfatto: ”Vittoria meritata, quando Milano è andata avanti potevamo mollare e invece siamo rimasti lucidi difendendo con attenzione nelle ultime azioni”. Milano (con Mancinelli non al meglio) esce a testa alta ma ancora una volta deve arrendersi a Siena e ricacciare indietro il sogno di vincere un trofeo che manca da 16 anni. Scariolo ha un rammarico: ”Abbiamo regalato il primo quarto, poi abbiamo giocato con coraggio e intelligenza dimostrando di non essere quelli delle 21 sconfitte consecutive con Siena ma quelli che quest’anno sono uno a uno. Possiamo solo crescere”.

Montepaschi Siena-EA7 Milano 67-65
(21-12, 34-32; 47-45)
Siena: Mc Calebb 16 (5/6, 1/3), Moss 8 (0/2, 2/5), Stonerook 2 (1/2, 0/2), Andersen 25 (11/17, 1/1), Lavrinovic 9 (2/2, 1/2), Zisis 1 (0/2, 0/2), Carraretto (0/2 da tre), Thornton 4 (2/3), Ress (0/1 da tre), Aradori 2 (0/2 da tre), Michelori ne, Lechthaler ne. All. Pianigiani
Milano: Cook 6 (0/3, 2/5), Bremer 3 (0/1, 1/5), Gentile 9 (3/6, 1/6), Fotsis 15 (6/7, 1/3), Bourousis (0/2, 0/1), Giachetti ne, Mancinelli (0/1, 0/1), Hairston 13 (4/8, 1/3), Nicholas 3 (0/1, 1/2), Rocca 11 (4/9), Melli 5 (1/1, 1/4), Filloy ne. All. Scariolo
Arbitri: Facchini, Paternicò, Sabetta
Note – Tiri liberi: Siena 10/15 Milano 5/5. Rimbalzi: Siena 31 (Stonerook 9) Milano 43 (Hairston e Rocca 7). Assist: Siena 9 (quattro con 2) Milano 18 (Bremer 7)

Final Eight Torino, Siena-Milano al secondo atto

LO  SPETTATOREGISTA  ALLE FINAL EIGHT n.2: IL RITORNO

Come dicevo ieri, dopo aver fatto, disfatto e rifatto per mettere in piedi le riprese di un super evento come le Final  8 c’è una variabile imprevedibile ed una prevedibilissima. Quella imprevedibile è : che partita sarà? Sarà una di quelle che si fanno da sole, intense, combattute, con tanto spettacolo, episodi e tutto quello che serve per tenere incollati gli spettatori sugli spalti e non? Oppure sarà una di quelle spezzettate , con errori al tiro e palle perse a pioggia, arbitraggi troppo presenti,  zero intensità,  scarti in doppia cifra, una di quelle dove una delle squadre non vede l’ora di andare sotto la doccia?

Con Belinelli storico record italiano al Madison

Per ben 3 volte in 40 giorni i 3 tenori italiani della NBA hanno vinto nel tempio dei Knicks, Lin (9 palle perse e 26 punti) non basta  contro gli Hornets in formazione d’emergenza. Intanto New York richiama dalla Cina il tiratore  JR Smith. Venerdì 17 sfortunato per il n.17  più acclamato della NBA, Jeremy Lin che dopo aver firmato vittorie consecutive ha la colpa di aver fatto una buona gara e aver usato male la sua misteriosa magia, come dimostrano le palle perse. Sfiorando di entrare nella storia della NBA con una doppia-doppia originale, 26 punti e 9 palle perse che, in ogni caso, rappresentano un record…

A proposito di record, il titolo di questa puntata potrebbe essere “Italians make history in New York”. Nella tempio sportivo della città di Fiorello Laguardia, di Sinatra e Cuomo c’è  gloria quest’anno per i giganti italiani, e il 17 febbraio Marco Belinelli  segnando 17 punti e i due liberi che gelano i Knicks di Lin completa  un trittico promozionale fantastico (iniziato da Bergnani e proseguito con Gallinari) per il nostro basket che  a Torino cerca visibilità senza riuscire a prendere i telespettatori   con le Final Eight che prevedono per oggi al Palaolimpico  le semifinali Siena-Milano e Cantù-Pesaro.

Junio Casale ingaggia Ricky Minard

Junior Casale comunica di aver sottoscritto un accordo con l’esterno americano Ricky Minard. Nato  a Mansfield, Ohio, l’11 settembre 1982, Minard può vantare una ricca esperienza nel campionato italiano, avendo giocato per sei stagioni consecutive in Serie A: nel gennaio 2005 l’esordio con Biella, poi il biennio a Reggio Emilia e quello a Montegranaro, che trascina ai playoff  2008 (15.6 punti e 4.4 rimbalzi nella seconda stagione marchigiana). Quindi l’esperienza alla Virtus Roma, il trasferimento ai russi del Khimki alla corte di coach Scariolo,  poi l’annata all’Unics Kazan con cui trionfa nell’Eurocup 2011.

Ricky arriva a Casale dopo aver disputato la prima parte di stagione in Ucraina al Mariupol (anche sei presenze e 15.2 punti di media in Eurocup). Il presidente della Junior Dott. Giancarlo Cerutti ha voluto incontrare i giornalisti per informarli della firma e annunciare un aumento di capitale deliberato dai soci storici:

“Li ringrazio di cuore per quanto fanno per sostenere la società nelle sue scelte. Si legge di squadre del nostro campionato con difficoltà economiche: Casale ancora una volta dimostra di fare un passo solo dopo essersi coperta le spalle”.

La scomparsa di Gianfranco Benvenuti, al sud i suoi capolavori

Così il general manager Andrea Luchi ricorda il grande coach livornese Gianfranco Benvenuti che portò in A anche la Viola Reggio Calabria e Trapani.

Era il mago delle promozioni, gli scudetti dei poveri. E ha fatto felice il sud portandolo a pieni diritti nel grande basket senza mai far spendere grandi cifre ai suoi presidenti. Stabilità, niente tagli durante la stagione, se prendi un giocatore vai fino in fondo.

Se n’è andato a Livorno, dopo una breve malattia,  Benvenuti il profeta del basket del sud che ha portato in A la Viola Reggio Calabria e Trapani con una doppia promozione, mentre l’ultima è stata con Montecatini. Ha dato alla Libertas Livorno il primo scudetto giovanile della storia, battendo il Simmenthal, e conquistato il bronzo nella sua parentesi con la nazionale femminile a metà Anni 70. Coach dal 1960, ha allenato la Libertas Livorno (2 volte), Udine, Gorizia, Stella Azzurra Roma, Viola Reggio Calabria, Perugia, Trapani (2 volte), Montecatini.

Ex giocatore non eccelso,  livornese di Borgotaro, ha rappresentato la  figura ideale del coach maestro di vita e di fondamentali. Una persona corretta, diretta, esigente,  un padre per i suoi giocatori e un esempio di vita, ma capace anche di essere un protagonista, ritagliandosi un proprio stile (ad esempio i due lunghi, le zone miste, etc)  nella poliforme Serie A, e tanti allenatori dell’ultima leva dovrebbero prendere esempio per  valorizzare i giovani e gli italiani.

Era lo Zeravika italiano,  ovvero Ranko Zeravika il grande coach slavo che si vantava di non aver mai vinto uno scudetto preferendo lanciare tanti fuoriclasse.

Lo ricorda per Pallarancione.com  Andrea Luchi, il gm di Montecatini che giovanissimo con Benvenuti  ha fatto la sua prima esperienza di dirigente arrivando poi al top alla Scavolini e alla Virtus Bologna con l’ultima vittoria europea di una squadra italiana nel 2009.

Alla famiglia, sentite condoglianze.

Di Andrea Luchi

Coppa Italia Final Eight, Bennet Cantù-Sidigas Avellino 99-70

Troppo forte Cantù per la pur orgogliosa Avellino, sconfitta anche in semifinale di Coppa Italia dopo il precedente in campionato (90-55). Dopo la semifinale della scorsa stagione (vinta sempre da Cantù) quella di quest’anno dura appena un tempo. Avellino prova a resistere, nonostante le rotazioni limitate di coach Vitucci che perde anche il suo bomber Dean (uomo da 16,9 punti a partita), in panchina con un polso dolorante. La partita perfetta della Sidigas dura un quarto d’ora, fino a quando Green fa quel che vuole andando a canestro da tutte le posizioni e in tutti i modi (13 punti nei primi 10′). Ma appena il piccolo play cala (2 punti nel secondo quarto, 9 nella ripresa) Cantù prende in mano le redini del match. La Bennet allunga con un parziale di 16-2 nel secondo quarto e nel terzo chiude definitivamente i conti con le triple (4/8, 14/31alla fine): Markoishvili (22 con 5/7 dall’arco), Basile e Mazzarino allungano divario e punteggio (69-49) rendendo una semplice sgambata gli ultimi 10′ impreziositi dal lungo applauso che tutto il pubblico del Palaolimpico tributa a Green al momento dell’uscita dal campo. Trinchieri si gode la solita, ennesima grande prova di squadra (6 giocatori in doppia cifra, uno a quota 9) ed il buon debutto di Perkins (6 assist).

Bennet Cantù-Sidigas Avellino 99-70
Cantù: Micov 10 (2/4, 2/6), Leunen 10 (1/2, 1/2), Mazzarino 10 (2/5 da tre), Marconato 6 (3/4), Shermadini 10 (4/4), Markoishvili 22 (3/5, 5/7), Cinciarini 9 (2/3, 1/2), Perkins (0/2 da tre), Brunner 11 (4/5), Basile 6 (0/1, 2/6), Diviach (0/1), Bolzonella 5 (1/1, 1/1. All. Trinchieri
Avellino: Green 24 (4/10, 5/6), Lauwers 4 (1/5 da tre), Gaddefors 4 (2/3, 0/1), Slay 12 (0/2, 2/10), Johnson 4 (2/5), Spinelli (0/1 da tre), Golemac 17 (5/9, 0/1), Soloperto 5 (2/4), Infanti (0/1 da tre), Ferrara, Alborea ne, Norcino ne. All. Vitucci
Arbitri: Mattioli, Lanzarini, Bettini
Note – Tiri liberi: Cantù 17/19 Avellino 16/25. Rimbalzi: Cantù 37 (tre con 5) Avellino 25 (Green 8). Assist: Cantù 23 (Perkins 6) Avellino 11 (Green 5)

Coppa Italia Final Eight, Scavolini Siviglia Pesaro-Umana Venezia 90-70

E’ Pesaro la terza squadra ad ottenere il pass per la semifinale della Final Eight di Coppa Italia. La Scavolini Siviglia travolge Venezia (90-70) e domani sfiderà per un posto nella finale la vincente dell’ultimo quarto tra Cantù e Avellino. Senza ombre il successo dei marchigiani che riscattano la clamorosa sconfitta casalinga rimediata in campionato e ritornano a giocare una semifinale dopo quattro anni (nel 2008 uscirono contro la Virtus Bologna). Pesaro comanda sin da subito, allunga sul finire del primo tempo e nel terzo quarto segna il divario che spegne la partita rendendo l’ultimo quarto una specie di allenamento. La squadra di coach Dalmonte ha giocato una partita di squadra (sei i giocatori in doppia cifra) in cui brilla la prova di James White (17 punti, 5 rimbalzi, 8 falli subiti, 4 recuperi e 6 assist per 31 di valutazione). Il capocannoniere dello scorso campionato é l’assoluto protagonista del match. Molto bene anche Jones (14 punti e 8 rimbalzi), Hickman (15 punti e 6 assist) e Lydeka (13). Ma contribuiscono alla vittoria anche Cavaliero (10) e Cusin (11). Venezia (priva di Fantoni), debuttante alla Final Eight, non riesce ad entrare mai in partita, restando vittima della serata no di Clark (1/7), dei troppi errori in attacco (42% con percentuali aggiustate a partita già chiusa) e delle 19 palle perse.

Scavolini Siviglia Pesaro-Umana Venezia 90-70
(25-17, 48-34; 76-53)
Pesaro: White 17 (5/10, 0/1), Hickman 15 (4/6, 2/4), Jones 14 (1/3, 4/5), Hackett 5 (1/3, 1/2), Cusin 11 (4/6), Cavaliero 10 (2/4, 2/5), Lydeka 13 (5/6), Flamini 3 (1/2da tre), Urbutis 2 (1/1), Alibegovic ne, Cercolani ne, Tortù (0/2). All. Dalmonte
Venezia: Clark 5 (0/3, 1/4), Young 14 (6/10, 0/2), Bowers 15 (4/9, 2/3), Bryan 2 (1/4), Szewczyk 17 (4/9, 2/3), Slay 7 (3/6, 0/1), Allegretti, Causin (0/1 da tre), Meini 2 (1/1), Rosselli 4 (2/4, 0/2), Tomassini (0/1 da tre), Magro 4 (2/4). All. Mazzon
Arbitri: Cicoria, Filippini, Vicino
Note – Tiri liberi: Pesaro 14/20 Venezia 9/14 Rimbalzi: Pesaro 32 (Jones 8)Venezia 40 (Szewczyk 8) Assist: Pesaro 21 (White e Hickman 6) Venezia 10 (Clark 4)
In tribuna il presidente del Coni Gianni Petrucci

I grandi del basket, Elvin Hayes

Duecentosei centimetri di altezza e 107 chili di peso. Un destino segnato quello di Elvin Hayes, che sin da ragazzo mostrava doti atletiche al di sopra della media ed una capacità realizzativa con pochi eguali tra i coetanei.

Fantastici i suoi tre anni al college, quando con la canotta dell’University of Houston riuscì a stabilirsi sulla media di 30,1 punti a partita. Nell’ultimo anno si tolse anche la soddisfazione della vittoria nella NCAA, battendo il finale la favoritissima UCLA, squadra nella quale militava il giovane Lewis Alcidor, divenuto poi famoso con il nome di Kareem Abdul-Jabbar.

39 punti e 15 rimbalzi per l’ala grande di Houston nell’atto finale del campionato universitario. Una prestazione che non poteva passare inosservata agli occhi dei grandi club, tanto che la chiamata da parte dei San Diego Rockets non tardò ad arrivare.

SPECIAL Final Eight: diario di uno spettatoregista

Se nel campionato, la cosa si era diluita nelle settimane e nei mesi, nella Final 8 che è un evento a parte con un capo ed una coda ,e quindi  la lontananza dai palazzi e dalle regie mobili la sento molto di più. Quando c’è un evento di questo genere tutto comincia settimane prima ed è un crescendo via via che ci si avvicina all’evento. Si parte da discussioni estenuanti con la parte editoriale e quella produttiva mediata dal regista…

Quella editoriale chiede determinate cose, il regista per realizzarle chiede gli strumenti per poter mettere in pratica il tutto e la produzione cerca di ottenere i fondi sufficienti dall’editore venendo il più delle volte ridimensionati.  Risultato? La redazione riduce di qualcosa le pretese, la produzione riduce il budget e alla fine il regista riduce le speranze  di poterlo fare degnamente. Scherzo, così è esasperata la cosa , però diciamo che il principio è quello. Il trucco è chiedere molto di più per  ottenere un meno sufficiente alla bisogna…

Chicago batte Boston, Bulls con il miglior record Nba

Nel corso della regular season Nba del 16 febbraio 2012 si sono disputate tre sole gare, con l’occhio di bueevidentemente proiettato su un classico della pallacanestro americana. Si sono infatti affrontate in casa dei tori i Chicago Bulls contro i Boston Celtics in un duello che contrapponeva due delle squadre più titolate della storia della pallacanestro a stelle e strisce. Nella circostanza si sono imposti i padroni di casa che hanno lasciato i Celtiscs otto lunghezze indietro e si sono presi il miglior record dell’intera Nba.

Per i tori si tratta del venticinquesimo successo della stagione dopo la disputa di 32 gare.La buona notizia – norìtiziona nella notizia, direi così – per Chicago sta nel fatto che i Bulls hanno confermato il ritmo nonostante l’assenza di Derrick Rose, fuori per la quarta gara consecutiva per problemi alla schiena. Nel roster di Tom Thibodeau si è distinto Carlos Boozer che ha piazzato 23 punti e 15 rimbalzi ai rivali. Bene anche Luol Deng, con 23 punti e 10 assist, e Joakim Noah (il francese piazza a referto 15 punti e 16 rimbalzi).

NBA più corta, troppi infortuni

Stagione no-stop, quasi tutte le  squadre pagano pedaggio con  infortuni illustri. Sono sempre fermi Bargnani e Gallinari, Col colpo di Lin i proprietari dei Knicks sperano di recuperare il calo del 35 % in Borsa. Stanotte Lin-Belinelli.

E’ l’astro nascente LaMarcus Aldridge, votato starter della squadra dell’Ovest, l’ultima vittima dell’effetto di questa NBA corta e spietata. Colpa  della repentina ripresa dopo  il muro contro muro di 6 mesi  fra giocatori e proprietari perdendo quote di mercato importanti. Addirittura il  34 per cento in meno del gruppo del Madison Square Garden  che adesso sta recuperando grazie al colpo fortunato del “Marziano” Geremy Lin.

Coppa Italia Final Eight, EA7 Milano-Canadian Solar Bologna 82-77

Milano ottiene il pass per la semifinale superando la Virtus 82-77 al termine di un match equilibrato dall’inizio alla fine. Anche a Torino, Milano conferma i soliti cronici difetti. La squadra di coach Scariolo é infatti capace di partire fortissimo toccando anche il +17 al termine di un primo quarto praticamente perfetto, per poi mollare di schianto tanto da permettere a Bologna, nel terzo quarto, non solo di rientrare in gioco ma addirittura di mettere la testa avanti. A quel punto Scariolo ha trovato nelle triple (13/29) la chiave di volta per tornare in vantaggio e ottenere una qualificazione che potrebbe dare il là positivo alla stagione di Milano. Orfana di Mancinelli e con Rocca non al meglio a causa dell’influenza, l’Olimpia ha potuto contare sull’ottima regia di Cook (10 punti e 5 assist), sulla solidità di Bremer (12) e Nicholas (10) e la sostanza di un Bourousis finalmente decisivo (14 punti, 8 rimbalzi e 3 recuperi). Dalla panchina Scariolo ha poi scovato risorse importanti da Melli (11) e Hairston. Priva delle giocate di Poeta, Bologna h aperso la chiave più importante del suo gioco. Vitali é stato al di sotto delle sue potenzialità (-5 di valutazione) e non sono bastati un grande Koponen (23 punti e 8 assist, 3 di valutazione) e un Douglas-Roberts suntuoso nel secondo tempo, ma assente ingiustificato nel primo, per evitare il ko e la terza sconfitta consecutiva dopo quelle in campionato con Milano e Cremona.

EA7 Milano-Canadian Solar Bologna 82-77
(31-14, 45-34; 64-58)
Milano: Cook 10 (2/2, 2/3), Bremer 12 (0/4, 4/7), Gentile 8 (2/4, 1/3), Fotsis 12 (4(8, 1/5), Bourousis 14 (3/5, 1/2), Giachetti, Mancinelli ne, Hairston 5 (1/1, 1/2), Nicholas 10 (2/4, 2/5), Rocca (0/2), Filloy ne, Melli 11 (3/3, 1/2). All. Scariolo
Bologna: Vitali 5 (1/4, 1/5), Koponen 23 (5/9, 4/8), Gailius 2 (1/1), Sanikidze 9 (3/7, 1/3), Gigli 9 (3(5, 1/2), Douglas-Roberts 18 (5/0, 1/2), Poeta ne, Quaglia ne, Lang 11 (5/7), Person ne, Werner ne, Vitali M.. All. Finelli
Arbitri: Cerebuch, Lo Guzzo, Seghetti
Note – Tiri liberi: Milano 9/11 Bologna 7/11. Rimbalzi: Milano 32 (Bourousis 8) Bologna 33 (Sanikidze 8). Assist: Milano 11 (Cook e Bremer 5) Bologna 17 (Koponen 7)