Play off Nba 2012 colpo mancino di Harden, cade Fort Alamo

di Charlie 0

Non bastano 34 punti di Manu Ginobili al ritorno in quintetto, regia balbettante di Tony Parker, decisivi Kevin Durant (22 punti nel secondo tempo) e le 21 palle perse, Oklahoma vince con autorità. Coach Popovich:

“Abbiamo lottato solo 2 tempi”

Mancano 34” alla fine, 101-103, San Antonio ha recuperato disperatamente, con la testa, il cuore e i canestri di Ducan,  10 dei 12 punti a 6 dalla fine. Attacca Oklahoma, palla a Harden il quale  con la sua barba lunga e cespugliosa  sembra davvero  un profeta.  Palleggio di lettura davanti alla lunetta, non viene raddoppiato, grande errore, lui finta l’entrata, poi  torna indietro in palleggio e scarica  in sospensione, da 3 punti, la micidiale saetta mancina che a 28  secondi taglia le gambe agli Spurs  per tutta la gara  prodighe cicale, soprattutto in difesa.

Dopo aver sventolato la bandiera per il record del 20° successo consecutivo, Fort Alamo è caduto  così, ritenendo  il giovane  nemico ormai allo sbando, invece Oklahoma con rabbia, umiltà, pazienza,  ha saputo recuperare da 0-2   espugnando con l’oscuro profeta  lo storico fortino texano  in una di quelle tipiche gare di svolta, epocali, che nello sport arrivano improvvise e fatali.

Il 3-0 dei Thunder è infatti simile un passaggio a nord-Ovest cruciale, è la forza dell’evoluzione, la sintesi di una legge di sport fatale per cui a un ciclo ne segue un altro, e salvo sorprese tutto è pronto per lo storico 4-0 che spalancherebbe fra 48 ore le porte alla giovane squadra per giocarsi la sua prima finale NBA. Dopo aver messo fuori, guarda la non strana coincidenza,  i vecchioni di Dallas, dei Lakers trascinata da un Kevin Durant, non solo un grandissimo giocatore che ha atteso con pazienza il suo momento (22 punti su 27 nel s.t.), ma una figura carismatica, vedi la sua polemica contro i pronosticatori e la storia dell’’inesperienza,  Oklahoma ha superato l’esame di maturità  in Texas conquistando con autorità e lucidità un match ball d’oro per dimostrare adesso  di poter scrivere una pagina nuova nella storia del campionato di basket più bello al mondo.

San Antonio non riesce a ritrovare la cattiveria grazie alla quale sotto di 9 punti nel finale aveva raddrizzato gara1, sono troppi i 12 di ritardo (88-100) a 6’ dalla fine per le mazzate di Kevin Durant anche se Manu Ginobili sbaglia il tiro  disperato del pareggio, crudele sorte nella sera in cui ripaga la fiducia del suo coach  per il  ritorno in quintetto con 34 punti, 7 assist, 6 rimbalzi.

Il punteggio è lo stesso di gara4, idem la determinazione  e la voglia di bruciare le tappe dei giovani di Oklahoma che si conquistano il match ball da spendere mercoledì sera alla Chesapeake Arena con quattro tempi di grande consistenza, 27-28 di media, quasi sempre in vantaggio fino a un massimo di 14, mentre San Antonio, a parte la vena di Ginobili (5/10 da 3), la sua spinta agonistica, è priva del solito Parker scoppiettante che si ostina a tirare (5/14)  invece di curare meglio la regia, cercare di portare la palla su Tim Duncan, dare sostegno a  Khawi Leonard e Danny Green. Oklahoma, merito del suo coach Scott Brooks,  riesce a mandare in corto circuito il famoso pick & roll di San Antonio, e la conferma sono nelle 21 palle perse, di cui la metà di Parker-Ginobili (5 a testa) che  raccontano di una regia balbettante, non sempre lucida come è capitato altre volte in  incontri cruciali   al regista francese, l’ultima la finale all’europeo con la Spagna. Le 21 palle perse, alla fine, costano l’enormità di 28 punti!

Il match si è giocato sulle guardie, troppo tardi s’è capito che la chiave per recuperare era Tim Duncan, principale artefice della rimonta negli ultimi 6 minuti, i punteggi e le percentuali danno ragione al duo di San Antonio, 54 punti (34 Ginobili, 20 Parker) contro 43 (23 Westbrook, 20 Harden, stessa percentuale di tiro (16/35 contro 15/35) ma un peso specifico più sostanzioso per il duo dei Thunder, vedi i 15 assist (12 di Westbrook) a 11, le 6 perse a 10,  i 6 recuperi (4 di Westbrook) a 3, dato quest’ultimo che ha confermato la mancanza del graffio vincente, e un rilassamento della difesa nella convinzione, forse, che fosse sufficiente  il gioco d’attacco. Alla fine è venuto allo sconto, quindi, un duplice fattore determinante: la panchina e l’ala alta.

La miglior panchina della NBA, quella degli Spurs, ha segnato 22 punti, la metà di quelli abituali, contro i 40 di Oklahoma che via via nel finire di stagione si è mostrata sempre più determinante, e non solo perché può vantare il miglior Sesto Uomo della NBA. Mentre Gary Neal, ex capocannoniere della Spaghetti League in maglia Benetton, spadellava (2 liberi, 0 su6, 0 su 3 da 3 punti), Blair e Green ammuffivano in panchina e Tiago Splitter non riusciva a entrare nel vivo, Oklahoma riusciva a mettere sul piatto della bilancia 14 punti fra Nick Collison (la vera sorpresa della sua squadra in questa serie)  e Daequan Cook i quali non hanno sbagliato un solo tiro: 3/ 3 da sotto per il gigante bianco dello Iowa, vincitore di un titolo NCAA con Kansas e in maglia Usa a un mondiale, 3/3 con 2 sui 2 dall’arco invece  per la guardia dell’Ohio che in questi playoff sembrava sparito.

Chissà se poi questi canestri alla fine non siano risultati decisivi punendo la presunzione di San Antonio che non ha difeso a sprazzi, non ha saputo creare uno sbarramento per evitare la tremenda reazione di Kevin Durant fuori scena nel primo quarto, con 5 punti soli, 1 canestro su 6, 3 errori da 3 punti, 3 perse, zero rimbalzi.

Scott Brooks: “Abbiamo imparato la lezione di gara1, persa per non aver mosso la palla e difeso male nel finale. Stavolta abbiamo fatto un buon lavoro riuscendo per venire fuori da un temporale, abbiamo vinto per la convinzione”.

Gregg Popovich: “Non si possono regalare 28 punti perdendo 21 palle dal fondo in attacco. Purtroppo è quello che ci è successo, pensavo che il problema fosse risolto alla fine del primo tempo, con troppo poco agonismo. Mi sbagliavo. In questa serie abbiamo giocato non più di 3 tempi per gara, stavolta solo per 2. Se mercoledì non lotteremo per 4 sarà finita”.

Quella di Oklahoma è la prima vittoria esterna delle semifinali, stanotte ci prova anche Boston che ha recuperato a sua volta da 0-2. Miami potrebbe recuperare Chris Bosh, assente da 9 giornate per uno stiramento addominale. Quale quintetto ha in mente coach Spoelstra, partito nell’ultima gara con Joel Anthony centro e  messo il titolare Romy Turiaf in fondo alla panchina?

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