Nba Oklahoma-San Antonio 107-99 gara 6, Durant super e Parker solo per metà gara

di Charlie 0

La favola di Oklahoma: recupera da 0-4 con 4 vittorie consecutive contro San Antonio per giocare la sua prima finale col vantaggio del campo da martedì contro la vincente di Boston-Miami (stasera gara 6).

E’ l’anno dei Kevin. In attesa di vedere se  l’incredibile Kevin Garnett, 36 anni, riuscirà stanotte  a  portare Boston nella finalissima che comincia martedì 12 a Oklahoma, Kevin Durant, 23 anni, l’astro nascente che debutterà a Londra nell’ultimo Dream Team  con una gara perfetta, 42 minuti di grande intensità, 34 punti, 14 punti, 5t assist, 2 stoppate ha portato  i Thundercity alla prima finale arrivata molto velocemente, perché il grande basket è arrivato nello stato del petrolio solo nel 1995 grazie alla chiusura dei Seattle Supersonics.

Crescita fulminea, più che mai azzeccato il nick-name, Gregg Popovich, il grande coach sconfitto, si consola sentendosi vittima di una specie di un disegno ineluttabile del destino. “E’ come una favola di Hollywood, Oklahoma ha battuto Dallas, i Lakers e adesso noi, negli ultimi 13 anni non ricordo di aver visto nessun altro fare una cosa simile”, dice  il grande Gregg  bravo ad accendere il match col famoso time out di gara1 nel quale chiese ai giocatori di essere nasty, cattivi, ma anche a spegnere questo refrain poco sportivo  prima sottolineando con i giornalisti alla vigilia di questo match  di volersi tirare fuori dal significato della parola  nasty  chiedendo semplicemente ai  suoi giocatori di essere invece un po’ più arrabbiati (ugly), non cattivi.

Si sente dentro una favola anche Scott Brooks, il coach  senza divismi e manie artefice di questa scalata imperiosa negli ultimi 3 anni che poteva essere ancora più veloce con un pizzico di fortuna,   se nelle precedenti finali della Western Conference  i Thunder  non fossero stati battuti dai  Lakers e dai Mavericks, i futuri campioni della NBA. “Sebbene  nel 2008-2009  avessimo vinto solo 3 partite contro 29 sconfitte, i nostri dirigenti e i nostri tifosi ci hanno sempre trattato come dei campioni, e quando ci siamo trovati sotto di 18 punti loro pensavano, ok, ci resta sempre gara7, ma questo non è successo perché  non abbiamo mai smesso di crederci”.

Mors tua, vita mea. Oklahoma  è la quindicesima squadra ad aver recuperato da 0-2, poi ha vinto 4 gare su 4, la svolta  decisiva a San Antonio quando Popovich ha deciso di cambiare quintetto e con 34 punti di Manu Ginobili sono saltati i delicati equilibri, è sparito dalla scena il  preziosissimo Danny Green, mentre  martedì notte Kawhi Leonard è apparso irriconoscibile rispetto alla sua bellissima stagione di matricola di lusso e la panchina lunga, possibile fattore decisivo, non ha fornito più quelle sorprendenti prestazioni che avevano determinato il sorpasso sui Thunder nel finale della regular season.

Un momento delicato psicologicamente, oltre allo svantaggio del fattore-campo, ma a mente fredda è stato meglio così, è stata una sferzata di orgoglio, e questo ingigantisce l’impresa perché la grande rimonta è stata completata non solo contro rivali considerati  ostici per tradizione, soprattutto per Westbrook  che ha sempre sofferto moltissimo il più esperto di Tony Parker, ma fa storia, e c’è maggior gusto, a battere 4 volte di fila una squadra appena entrata nella storia nella  storia della NBA con 20 vittorie consecutive.

Ala fine, forse, la panchina lunga è stato un boomerang, lo dimostra Oklahoma che ha vinto con 8 giocatori, ma solo 7 capaci di portare punti, grazie anche alle capacità basilistiche del duo Durant-Westbrook, 59 punti totali ma anche 22 rimbalzi, 10 assist. Lo dimostra anche la stessa sorpresa di Stephen Jackson, mandato in campo per la necessità di cercare di neutralizzare Durant e alla fine distintosi come attaccante nell’ultimo match, quello che scolorirà velocemente come tutte le sconfitte,  con 6/7 da 3, 23 punti. L’innesto di questo giocatore possente, arrivato a metà stagione da Milwaukee, ha  tarpato le ali all’emergente Leonard e a Green, mentre l’altro ingaggio di Boris Diaw, il grande amico di Parker e capitano della nazionale francese, ha chiuso Blair, prezioso gigante partito per ben 62 volte nel quintetto, protagonista con 22 punti della strepitosa vittoria con 117 punti degli Spurs alla Chesapeake Arena in aprile, e completamente sparito.  Un po’ la storia anche di Tiago Splitter,il prezioso mezzo lungo brasiliano, che non ha avuto forse la fiducia  che si meritava. E poi c’è il caso, rimasto in penombra, di colui che per 2 partite, le ultime della regular season, di Patty Mills.

L’aborigeno approfittando del turn over dato a Parker,  aveva infatti segnato ben 64 punti in 2 gare,  apparso nel cielo texano come una misteriosa meteora, perché Popovich  sin è ostinato nella sua scelta di voler andare fino alla fine di Parker, e l’illusione che il francese potesse essere la chiave di volta per restituire la botta ai Thunder e andare alla bella è durata solo fino all’intervallo, quando i texani hanno avuto 18 punti di vantaggio grazie a 7 canestri su 9  di “Le Roi”, ai 34 punti del 1° quarto, ma avanti di 15 al ritorno in campo il francese è stato la brutta copia di se stesso, e da quel momento lapartita è girata di 180 gradi. Il canestro da 3 di Kevin Durant a ‘1’41” dalla fine del 3° tempo per il 79-77   è stato un sorpasso psicologicamente tremendo per San Antonio che  all’inizio del 4° tempo ha sfogato la delusione in un nervosismo condensato in ben 9 falli, di cui ben 3 in attacco, per cui i Thunder hanno vissuto con la rendita dei tiri liberi, hanno preso fiducia, fino all’assist di Durant per la schiacciata di Perkins sul 105-99 a 24” dalla fine.

San Antonio è spirata definitivamente mancando con Ginobili e Paker due tiri falliti da 3 per il 103-102 nell’ultimo minuto, poi sul 105-99 Durant ha avuto 2 tiri liberi, e prima di andare in lunetta è corso ad abbracciare i genitori, con i tifosi in delirio, ultima scena di un possibile film di successo tipo quello di Hoosier di Gene Hackman dal lieto fine col trionfo dei ragazzini modello contro i cattivi, e il titolo scontato non potrebbe essere che “Nasty”.

Telecronache in diretta in prime team (ore 20 e 21) sul network ABC, rating alle stelle che sfiorano l’8 per cento di share (indicativamente in Italia non si supera l’1 per cento!), si comincia martedì 12 giugno e si finisce il 26 giugno, in caso di bella, a Oklahoma. A parte il calendario delle telecronache. Intanto si sente parlare del ritorno di coach Jackson, come responsabile delle operazioni dei Magic con un allenatore di sua fiducia.

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