Quando Scariolo arrivato a Milano disse: “Qui non si può vendere fumo…”

di Enrico Campana 0

 Sergio Scariolo al suo arrivo a Milano:

“Questa è una città dove non puoi vendere fumo”….

Due titoli europei, una finale olimpica e con l’Armani? A tre quarti della seconda stagione il premiato chef italo-spagnolo (niente nouvelle cousine, il suo gioco sono avanzi da frigor) ha servito in tavola il suo menù (costoso) …“poco arrosto e tanto fumo”.

Le  prospettive , dopo Montegranaro, non invitano a essere ottimisti. Il club  – ultimo errore, spera che trovi la bacchetta magica? – gli ha dato i sette giorni, la squadra è sfiduciata, il  pubblico è deluso e inferocito al punto da pensare di buttare un toro al Forum per incornare il coach come nella corrida. E  tutto questo nonostante un secondo costoso mercato e l’ulteriore calo di qualità del Basket Spaghetti, idem della dignità dei pronosticatori tutti allineati, sottoscritto escluso ma non per ostilità quanto un analisi serena  delle parti in commedia. Il  residuo credito fino alla trasferta di Sassari  arriva, per il coach che non si spezza e non si spiega,   dalla sua buona stella che gli ha permesso già di incassare 500 giorni di salario, oltre dagli “artificiosi” e ormai sparuti  media di supporto, quelli probabilmente stile “derivati”,  registrati a Lugano o magari all’indirizzo dalla proprietaria di Ellis Island (nda: la Statua della Libertà) come un blogger è riuscito a ricostruire.

L’Armani si trova al 7° posto, per ora ha superato Siena solo nel budget, ma attenti, spazziamo subito il campo dall’equivoco: i soldi non sono gettati al vento. Quando mi dicono o leggo   “di questo passo Armani si stufa di buttare i soldi dalla finestra”, gli rispondo: piano, sarebbe così se non fosse che la multinazionale di  Re Giorgio produce -vivaddio – utili.

Per la”Legge Mammì” la sponsorizzazione viene infatti detassata, riconoscimento sociale al valore dello sport che  tanto poco i vertici del CONI uscenti hanno difeso , e speriamo Monti e Bersani memore delle liberalizzazioni (sì, di una…maggiore tassazione…) , ma soprattutto i  terribili burocrati che stanno alle loro spalle e dicono “Signori, lo Stato sono io”, non cancellino a breve.

Certo, Armani sarebbe più contento di vincere perché  il value  raddoppierebbe ma non si può avere tutto dalla vita. Se però arrivasse  una contrazione negli utili, allora sicuramente  l’azienda cercherebbe qualcosa di meglio, e forse ci sta già pensando riflettendo sull’impostazione della gestione del basket con un vivaio stanziale. Però niente calcio, perché lì devi essere danaroso, tagliato per quel mondo o tifoso  o spregiudicato (“ricchi scemi” li chiamava il grande Onesti)  come i primi tre presidenti di quello sport più amato d’Italia.

Si profila dunque  uno scenario imprevisto per la Milano del basket  orfana da tre lustri dello scudetto e di altri trofei e non dimentica di essere stata eliminata al primo giro di Euroleague quando vediamo nelle Top16  ben quattro squadre materasso. Siamo a una possibile Cernobyl cestistica  tale da rappresentare, pensando anche alla vicenda di  Siena,  la collera della  nemesi sul capitale , e il premio dell’ingegno, e la competenza spicciola?

Speriamo di no, per il basket più che per le persone coinvolte che godono di laute prebende e invidiabili posizioni, Sul capo dell’Armani sosta purtroppo ormai  da molto tempo un nuvolone nero, e non si è fatto niente per combatterlo. Un impasto di polemiche, scuse, spese, sconfitte (troppe e inaccettabili), giocatori coi musi lunghi, ingaggiati a peso d’oro, cacciati e svalutati e qualche volta  ripresi. Oltre a storie da “corte dei Borgia” (o Lodovico il Moro per restare alla storia meneghina),  come quella di cui è rimasto vittima il vice-allenatore Frates e ancor prima, anche se tutti se lo sono dimenticato il Pascucci, una sorta di “ad” o qualcosa del genere arrivato da Pesaro.

Mettiamoci per finire, come ciliegina della torta, una comunicazione non certo da Armando Testa, molto casereccia e baskettofila, come se lo scudetto fosse una sanatoria per un lavoro della quale francamente non si hanno riscontri, se non a livello di un effetto boomerang, perchè la comunicazione o la fai bene o ti torna in testa…

E’ stata perfetta, soprattutto leggendo le arrampicate di “soloni”  dal canestro in queste ore, l’analisi  fatta per Pallarancione.com  da chi era presente alla gara con Montegranaro,  Antonio Trevigiano, a cominciare dalla gestione infelice di 3000 ragazzini  senza riuscire a inquadrarli, figurati se ci riesci quando hai a che fare  con furbi mercenari.

L’opinionista ha  ragionato su  una serie di fatti specifici, da buon giornalismo, segnalando in particolare queste “perle”:

  • 1) Scariolo parte a zona, già questa mossa è da ritiro della tessera;
  • 2) Fotsis e Langford, 2,5 milioni di euro  in due,  irrisi da Burns 65.000 euro  mentre Slay 90.000  decide di essere ininfluente;
  • 3) Ai più avvezzi alla pallacanestro è sembrato uno sciopero da parte dei giocatori che non ne vogliono più sapere del coach …. esempio Green che scocca il primo tiro al 35′, Langford che si fa battere per ben tre volte in 1>1 da Cinciarini, Bourussis che si fa prendere un rimbalzo da Di Bella …se volete andiamo avanti………………

Abbiamo ricevuto varie email  di indignati (e indignatos spagnoli..)  e suppliche, ci sembra inutile ripeterci, nel basket l’opinione e la critica sono state osteggiate e combattute con ogni mezzo,  tuttavia per coerenza è giusto ricordare l’analisi fatta a suo tempo, purtroppo connessa a una pasticciaccio che  arriva da lontano e di cui racconterò  più avanti.

La mia analisi partiva da queste premesse:

  • 1)  Scariolo arriva a Milano  che è burn-out, bollito, capita anche agli sportivi;
  • 2) I suoi successi, anche i più grandi, maturano sempre fra le tensioni;
  • 3) Non si può parlare di gioco bello o  brutto, qui proprio non c’è e non s’è mai visto;
  • 4 ) ottiene risultati solo se gestito da un tutor forte,  che sa –  ad esempio, come l’ultimo mentore,  il presidentissimo spagnolo Saez – perché va sempre a cercarsi delle grane. Come ai tempi di Mosca quando creò una polemica sugli arbitrati pilotati dal Cremlino. Risparmiato da un coacktail  polonio, venne però licenziato a metà mandato dal Khimki Mosca. Lo salvò lo stellone di  un triennale con la Spagna e… il suddetto Saez.

Arrivato a Milano già stressato  per le estati di tensione con la nazionale spagnola e la sfida olimpica al Dream team, un part-time che peraltro ha nuociuto anche al più giovane ma non meno “compresso” Pianigiani, il problema è stato sottovalutato. Quando occorreva invece  la massima concentrazione sull’avvio del nuovo progetto. Ma anche la società era in rodaggio, e non ha aperto gli occhi  nemmeno nella seconda stagione di contratto,  quando al ritorno dall’Olimpiade Scariolo tenne a fine dicembre sulla corda Milano con una storia per la quale non metterei la mano sul fuoco. E cioè , come ci è stato raccontato in “salsa spagnola”, che la decisione della rinuncia era solo di  Scariolo.

Naturalmente …presa  a malincuore., come si è letto nel comunicato. In realtà questa “operetta” è costata tempo e chiarezza, ma gli è stato anche permesso adi fare il ritiro e il  precampionato in Spagna. Mentre tutti sapevano infatti fin dalla sera della  finale olimpica  di settembre che il suo contratto con la Spagna  era in scadenza e  il CT non sarebbe stato più lui.

Gli spagnoli  avevano infatti solo  due soluzioni: o firmare Xavi Pascual il quale  però temeva di dover allenare  giocatori a  fine ciclo o spremuti dalla NBA e ingolosito da un ricco triennale col Barcellona, o affidare il  rinnovamento a un allenatore di transizione. Proprio l’identiki di Orenga,  guarda caso il vice di Scariolo, sperando magari  che superi l’esame, altrimenti Sergio potrebbe anche tornare in pista (se la scampa a Milano,…) ai mondiali 2014 a Madrid.

L’Armani gli ha dato spago, invece di chiedergli l’esclusiva, come il Maccabi ha fatto col titolatissimo David Blatt. E  fatto finta di nulla, per il quieto vivere,  quando a fine dicembre  nel suo comunicato  Saez specificava di un  incarico tecnico  per Scariolo nel board della federazione.

Oltre a  tenere ancor oggi  il piede in due scarpe, perché  sanno tutti che il baricentro dei suoi interessi a Madrid, va però  allo sconto una vicenda  strana, che si trascina da tre stagioni e  nasce col divorzio di Piero Bucchi e- arriva  fino alla scelta di Scariolo. Per il quale Cincinnato-Peterson, anello di congiunzione fra le due gestioni,  uno che non lavora per salvare il Senato ma giustamente fa il professionista, spende una buona parola per “el italiano” e lascia il club con una buona uscita. Perché?

Ma come, dicono i tifosi,  come Dan non avrebbe fatto comodo, non sarebbe stato il tutor ideale per Scariolo orfano di basket italiano dopo 15 anni, invece di fare il direttore di un sito di basket  o il telecronista?  Tutto questo  sarebbe accaduto purtroppo  quando la società, anzi il presidente Proli in persona, aveva già pensato alcuni mesi prima a Ettore Messina.

Di questa storia della quale tutti parlano, si ha  conferma anche dai rapporti  freddissimi fra due colleghi coetanei e tanto simili, dalla laurea al gioco,  da essere definiti un tempo  Bibì e Bibò. Quello che proprioi non si capisce  è  cosa abbia avuto in cambio  il presidente Proli , uno che ha grossi meriti nei successi dell’azienda ma fino a pochi anni fa, come mi raccontava l’ex gm di Milano, le prime volte che veniva alle partite non conosceva il tiro da 3 punti, per abiurare una scelta che sembra fosse già molto avanti. Più visibilità, più comunicazione, o la password per far saltare il sistema-Siena? O semplicemente inesperienza?

Sergio Scariolo al suo arrivo a Milano:

“Questa è una città dove non puoi vendere fumo”….

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