Nba primo stop casalingo dei Knicks, fermati i Bulls di Belinelli

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Il lunedì, il giorno della famiglia nella NBA, è triste per le squadre dell’Est, perché New York paga l’assenza di Anthony con la prima sconfitta casalinga contro Houston di James Harden e  Jeremy Lin, l’ex meteora che l’anno passato fu l’emblema della riscossa dei Knicks di Mike D’Antoni e fece deflagrare la “febbre gialla”, quando si apprestava a toccare l’80 % di vittorie, Chicago perde a Memphis e non c’è nulla da fare per Detroit coi lanciatissimi Clippers che con 10 successi consecutivi migliorano il primato dal club da quando si spostò da Buffalo a Los Angeles.

Per l’Est vince solo Orlando (11/13)  che perso Dwight Howard non si è stracciata le vesti e non manca di afferrare le occasioni propizie con i collaudati Glenn Davis e Jameer Nelson e la bella sorpresa di Nikola Vucevic, il giovane  svizzero-montenegrino che nel giro dei pivot che ruotava attorno a Howard a Los Angeles sembrava il pezzo meno importante, sacrificato dai Sixers assieme a Iguodala per avere Andrew Bynum che non ha ancora messo piede in campo  mentre il 2,13 di sangue slavo, figlio di un ex giocatore-globetrotter e poi coach, è un secondo anno che corre per il titolo del Giocatore Più Progredito (Most Improved Player).

Minnesota col suo quintetto tutto di bianchi, quasi una cartolina in bianconero della NBA primi anni e ben 4 europei, paga il contraccolpo del ritorno di Ricky Rubio il quale regala un assist che finirà nella cineteca, passando direttamente dal palleggio, da destra a sinistra, passando in mezzo a ben 5 giocatori per servire sotto Kevin Love. Ma 9 mesi di stop non si dimenticano in una note, e chiude con 3 perse, 0 punti e solo quel lampo, e non bastano le doppie doppie di Love e del montenegrino Pekovic, miglior europeo della stagione, sembianza da guerriero spartano, bicipiti da Braccio di Ferro contro il quale non sfigura nel patrio derby  fra i due Nikola, Vucevic facendoci capire quanto sarà forte la selezione del piccolo paese montuoso dell’ex Jugoslavia ai prossimi europei in Slovenia. Nonostante le forti motivazioni di poter essere lui la nuova star, il talentuoso russo Shved, matricola di lusso, forza il tiro da 3 (1/6) e con 1/8 fa il gioco dei Magic che sono poco magic e molto pratici e si tolgono una bella soddisfazione contro una squadra che col nuovo proprietario punta ai playoff e ha un coach, Adelmann, che crede nello stesso basket di George Karl (Denver), il basket deve essere spettacolo.

Lo spettacolo per i Clippers di Vinnie Del Negro sono il traguardo delle 10 vittorie costruite attorno a quel genio della lampada di Chris Paul, il cervello del Dream team di Londra, a Blake Griffin, l’Uomo Ragno del basket, e a un gruppo eterogeneo che sta amalgamandosi e in questa striscia vincente ha vinto col 46% al tiro e con  91 punti per gara, che significa vincere con la difesa come ha sottolineato il suo giocatore-guida. I Clippers con 18/6 passano dal 3° al 2° posto raggiungendo i Knicks col 73,1 % e che significa avere credenziali solide per  lottare per il titolo, anche se Billups è nuovamente in infermeria.

Mike Woodson, coach del dopo D’Antoni, perde la sua seconda gara al Madison, ed è un brutto regalo di Natale per i propri tifosi, gira e rigira questa quadra è Anthony-dipendente  anche se l’infortunio  alla caviglia al gran mattatore contro i Lakers offre una conferma importante. E’ quella di Chris Copeland, la più vecchia matricola della stagione (27 anni), pescato nei campionati europei e la sorpresa del camp estivo dei Knicks, che lanciato in quintetto inizia male ma tornando in campo segna 29 punti, miglior cecchino della serata.

Felton è un incursore, sente troppo (0/4 al tiro) il duello con l’ex Lin che si toglie una bella soddisfazione personale contro chi aveva avuto dubbi sul suo valore, a cominciare da Anthony che in questo club decide anche il mercato. L’MVP è però James Harden, primo e secondo passo da missile, forse non un vero leader, ma impossibile da marcare, e l’errore dei Knicks, più forte sotto canestro con Tyson Chandler che oscura il turco Asik (2 rimbalzi e 6 punti) è quello di dare troppa libertà al bardudo da 93 milioni di dollari. New York accetta il corri e tira, recupera all’inizio grazie al cambio di JR Smith, ma crolla nel 2° e 3° quarto, 11/27 e 18/27 per presunzione, sbagliato a man salva, con un 9/31 nelle triple di cui sono responsabili Novak, Kidd , Felton mentre anche Prigioni, nonno-matricola di 35 anni, si concede ben 10 tiri e questa è la cartolina di una partita sui pregi e difetti del vecchioni terribili della NBA.

Rimane la sconfitta a Memphis dei Bulls, che interrompe la serie di 4 vittorie, sulla quale deve riflettere coach Thibodeau per aver rinnegato la scelta vincente fatta contro Houston, e cioè quella di dare fiducia alla matricola Marquis Teague che assieme a Belinelli, gli aveva vinto la gara. Pretende di giocare in 8 contro 10 in trasferta (e i Grizzlies mettono sul piatto della bilancia i canestri pesanti i di Wayne Ellington, guardia vista brevemente in Italia, e di Arthur) contro una squadra-cingolato come Memphis, nettamente superiore ai  rimbalzi, e il risultato sono i 71 punti finali. Alla verve di Nate Robinson preferisce il postino Rich Hinrich che sta alla regia come la cartapesta al marmo, e combina anche disastri al tiro (0/4 dall’arco, 2/9 totali) e in fondo anche Belinelli, 13 punti, è vittima di questa scelta sbagliata. Tira bene da 3, ma sbaglia da sotto, ha meno occasioni per giocare anche come guardia pensante, ha imparato i segreti della difesa tattica,  i suoi 40 minuti dicono 13 punti, 4/12, 2/3 dall’arco, 2/9 da sotto, 3/4 dalla lunetta, 4 rimbalzi, 3 perse. Hinrick nonn l’ha mai servito in uscita dal blocco, quello che è il suo tiro. Vedremo il risultato di questa convivenza che mi pare difficile, in attesa del rientro di Rip Hamilton e di Derrick Rose i due titolari nel ruolo delle due guardie bianche.

Oklahoma è la prima a toccare le 20 vittorie, la marcia trionfale (20/4) ha spazzato via anche gli Spurs, solo pochi giorni fa la squadra leder, e si tratta della vittoria n.11, grazie anche al calendario (16 gare casalinghe contro 8 trasferte) e alla consacrazione di Sergi Ibaka come big della NBA. Air Congo alla quale la Spagna ha concesso generosamente un passaporto  è stato migliore di Kevin Durant, 25 rimbalzi contro 17 contro gli Spurs con un Duncan molto stanco e i francesi Parrker e DeColò ad evitare il peggio.

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Risultati lunedì 17 dicembre: Orlando-Minnesota 102-93 (28 G.Davis, 14 Vucevic + 11 r, 6 J.Nelson + 12 a; 23 K.Love + 15 r, 19 Pekovic + 12); New York-Houston 96-109 (29 C.Copeland, 17 JR Smith, 8 T.Chandler + 18 r; 28 J.Harden + 10 r, 22 Lin + 8 a); Detroit-LA Clippers 76-88 (16 B.Knight; 11 G.Monroe+ 7 r, 6 a; 15 Griffin, 15 J.Crawford, 6 D.Jordan + 10, 14 Paul + 7 a); Memphis-Chicago 80-71 (17 M.Conley, 10 Z.Randolph + 15 r; 16 Boozer + 13, 13 Belinelli, 11 Noah + 9 r); Oklahoma-San Antonio 107-93 (25 Ibaka + 17 r, 22 Westbrook, 9/11 tl, 9 a, 20 K.Martin, 8 N.Collson + 10 r; 14 Parker, DeColo); Phoenix-Sacramento 101-90 (22 S.Brown, 14 Gortat + 13 r, 14 Scola + 10 as; 22 Fredette).

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