Indiana passa al Madison, per i Knicks il passato non torna, LeBron IV°

di Enrico Campana 0

 Sull’abbrivo degli ultimi successi, il segnale che avevano ben affilato gli artigli di squadre forti nel punch,  Indiana e Memphis  hanno dato una scossa nelle prime due semifinali  dei playoff di domenica, anche se alla fine la fortuna non ha premiato i Grizzlies che hanno condotto a lungo e avanti di all’ultimo minuto hanno perso la grande occasione  per due fantastici canestri d’istinto  di quel straordinario personaggio di  Kevin Durant , un credente convinto, il quale  sull’ultimo, un arresto e tiro dentro l’area a 11” che ha preso in controtempo la difesa avversaria, ha ringraziato  Dio dichiarando “anche stavolta lui era con me”.

Memphis non è riuscita a chiudere, in quegli 11 secondi lunghi quanto un’eternità sono accadute molte cose. Ad esempio Quincy Pondexter in una serata in cui aveva regalato una prodezza, un jump poco oltre la metà campo a fil di sirena del primo tempo, una buona predisposizione per il tiro libero (oltre il 70% nelle statistiche), non è riuscito a trasformare i 3 liberi  del pareggio a 1’6” dal termine su un fallo di Reggie Jackson. Un momento che aveva trasformato l’esaltazione per il canestro del + 1 di Durant in uno scoramento collettivo. Ma PQ ha sbagliato il primo liberi,  segnato il secondo e sbagliato apposta il terzo per conquistare il rimbalzo d’attacco.

Durant, il re del playoff e da 3 stagioni capocannoniere della NBA,  secondo solo a LeBron come MVP della stagione,  non è riuscito a controllare il rimbalzo, la palla è arrivata nelle mani del pachidermico Marc Gasol, miglior attaccante di gara1, al quale ci son volute  le carrucole per tirarsi su.  L’ultimo tiro della gara è stato dello spagnolo Miglior Difensore della stagione, ma  a tempo scaduto.

Hanno avuto, alla fine dei conti,  un peso decisivo la sorte, la tensione e anche la spesa  dei giganti della terra di Elvis Presley per vincere  4 partite  di seguito e rimontare i Clippers da 0-2, la maggior sorpresa fino ad oggi dopo quella dei Warriors che messo fuori Denver, n.3 all’Ovest, a partire da stanotte sfida adesso San Antonio, unica squadra della propria Conference a superare i quarti con un capotto.

La quarta semifinale sarà Miami-Chicago con i Bulls che hanno già fatto meglio delle ultime due stagioni quando con Derrick Rose vinsero la Regular Season uscendo nei quarti. Con Miami decisa a fare il bis, i Tori  sono pronti a confermarsi la “grande guastafeste” , sulla scorta anche delle partite dirette e delle caratteristiche dei rivali, niente di eccezionale a rimbalzo, micidiali nel tiro da fuori area con l’ingaggio di Ray Allen, cosa che però li  non spaventa, anzi è quasi una droga, per questi incontristi micidiali col loro scudo stellare. Il vero problema  per la squadra dello Squalo Thibby, al secolo Tom Thibeadeau, 6 milioni di dollari per stagione per  creare terribili cortocircuiti alle squadre che commettono l’errore di sottovalutarla, un pericolo che  Miami corre di meno avendo migliorato sotto la spinta di LeBron James, 4 volte vincitore del titolo di MVP, e dominato la regular season   arrivando alla seconda maggior sequenza di vittorie consecutivi, non molto distanti dai Lakers inizio Anni Settanta di Chamberlain e West  “Big Jim” McMillian , poi idolo della Virtus Bologna. Però non mi è piaciuta nei giorni la frase di The Chosen, quel “sopra di me solo il cielo” come ripeteva questa estate il coach dei Nets nel presentare la squadra costata 340 milioni di dollari, messa fuori alla settima partita con grande rabbia di PJ Carlesimo , l’ottimo allenatore italo-americano subentrato a quello spaccone del suo capo,  che ha pagato la troppa euforia dell’ambiente e gli alti e bassi di Deron Williams.

Il sogno dei Knicks  di lottare per il titolo della East Conference  si allontana, troppo condizionata la squadra di Mike Woodson, orso ammaestrato da circo, da Anthony e JR Smith, due tiratori senza misure, il cui ego è maggior della circonferenza della palla, poco amanti della difesa, teatrantie non in grado di leggere il gioco all’occorrenza come sa fare  LeBron. Si era già capito resuscitando i Boston Celtics  e  Kevin Garnett che il  vento stava cambiando  a Manhattan.Vengono allo sconto operazioni di mercato antistoriche, il nuovo è un vintage che sa di usato,  di gestione dell’oggi, come ad esempio  prendere due playmaker che fanno quasi 80 anni. Contro Indiana, un salutare bagno di freschezza all’Est  , Prigioni e Kidd  non hanno segnato un canestro. Indiana parte questa stagione col piede giusto, potrebbe  diventare  una rognosa  sfidante per Miami spingendosi stavolta  oltre la provocazione dell’anno passato, quando Fran Vogel coraggiosamente accusò LeBron e soci di essere solo  la squadra campione dei cascatori, ed è proprio  da lì che è partita la campagna anti-flopping per rendere il gioco più corretto e spettacolare.

Persoper quasi tutta la stagione Danny Granger, rilanciati l’anno passato dal fiuto di Larry Bird come responsabili del front office, i Pacers  capitalizzano le qualità di coach calvinista e intelligente motivatore del loro coach di palle bianca, uno dei migliori del ricambio. A lui si deve l’impennata nella crescita di Hill e della rising star George  Paul che dalla partita delle stelle ha preso coscienza del suo valore e potrebbe diventare il nuovo Jordan. La sicurezza è D.West, ala forte che sa giocare anche sotto e al quale Anthony ha concesso troppa libertà, mentre Roy Hibbert, il centro, è l’ago della bilancia delle grandi giornate, come l’ultima. Dalla panchina sta spiccando il volo DJ Augustin che i Knicks domenica hanno snobbato  venendo puniti, mentre  con i 13 rimbalzi nella sua città natale, Lance Stephenson,  è forse la vera novità  dei Pacers di questa stagione, e quel jolly sotto canestro che può fare la differenza. Come appunto è stato in quei 13 rimbalzi di differenza fra i Pacers e i Knicks che stanno dimenticando una grande risorsa come Tyson Chandler e annunciano per gara3 il rientro di Stoudermire, quando  ormai  potrebbe essere troppo tardi. Vedremo se davvero Melo Anthony completerà la sua rivoluzione iniziata 14 mesi fa con la guerra a Mike D’Antoni o si scioglierà come la statua di cera che la Grande Mela gli ha  dedicato in questi giorni.

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Risultati  Playoff. Quarti. Est: Miami-Milwaukee 4-0,  Brooklyn-Chicago, 3-4 , New York-Boston 4-2, Indiana-Atlanta 4-2. Ovest: Oklahoma-Houston 4-2, San Antonio-LA Lakers 4-0, Denver-Golden State 2-4, LA Clippers-Memphis 2-4.

Semifinali. Est: New York-Indiana 95-102 (27-22, 19-30, 19-29.30-21; 27 Anthony + 11 r, 10/28, ¼, 6/6, 18 Felton 8/12, 3 a, 17 JR Smith 4/15, 2/6, 7/10, 5 r; 20 D.West 8/15, 4/5 tl, 4 r, 19 George 5/14, 2/6, 7/8, 5 r, 4 a, 16 DJ Augustin 5/6, 4/5, 2/4, 14 Hibbert, 8 r, 4 a, 5 st, 11 Stephenson + 13 r, 5/9; statistica: rimbalzi 30-44, assist 15-21,p.area 32-46). OvestOklahoma-Memphis 93-91 (14-16, 33-30, 17-27, 29-18; 35 Durant + 15 r, 13/26,0/2, 9/10, 6 a, 2 st, 25 Kev.Martin 8/14, 3/5, 6/7, 7 r, 12 R.Jackson 4/8,0/1, 4/4; 20 M.Gasol  + 10 r, 8/14, 4/7 tl, 18 Z.Randolph + 10 r, 7/16, 4/5 tl, 13 Conley 5/15, 1/5, 5 r,  13 Q.Pondexter 4/8, 3/5, 2/5, 5 r; statitica: rimbalzi 43-41, assist 13-13, tiri liberi Ok 22/25, 88%, Mp 14/24, 58,3%)

CalendarioLunedì  Miami-Chicago, San Antonio-Golden State.Martedì: New York-Indiana, Oklahoma-Memphis. Mercoledì: Miami-Chicago, San Antonio-Golden State.

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