Dopo mesi di febbrili e inutili trattative, con il conseguente scioglimento del sindacato, i giocatori Nba hanno deciso di adire le vie legali. Le stelle del basket a stelle e strisce avevano intrapreso due azioni legali, una in California e una nel Minnesota, contro la Nba per violazione delle norme antitrust. Nella giornata di eri, però, il legale David Boies ha annunciato che la denuncia presentata in California è stata ritirata, perché si punta forte su quella nel Minnesota dove i tempi dovrebbero essere più brevi. In realtà, secondo la Nba e i proprietari delle franchigie, la scelta dei giocatori non avrebbe nulla a che fare con la tempistica, ma col fatto che nel Minnesota la giustizia tempo addietro si espresse a favore degli atleti della NFL durante il lock-out che aveva fermato il campionato di football. Tra i firmatari dell’azione legale i vari Carmelo Anthony, Kevin Durant, Rajon Rondo e Steve Nash con la prima udienza che dovrebbe tenersi a metà dicembre.
NBA
NBA, la stella dei Boston Celtics pensa all’Europa
La speranza che si torni a giocare non é ancora smarrita del tutto, ma Paul Pierce, così come molte altre stelle della Nba, sta iniziando a guardarsi attorno. E guarda con attenzione in direzione Europa, precisamente a Spagna e Italia. La stella dei Boston Celtics conserva ancora un briciolo di ottimismo, nonostante oramai siano poche le speranza che l’intera stagione NBA non salti del tutto: “Credo che si giocherà. Ma la gente ogni giorno mi chiede cosa succederà e da due mesi assicuro che il nuovo contratto collettivo si firmerà in due settimane. Ora credo che succederà qualcosa, che si possa trovare una soluzione, c’è troppo in gioco“, dice in un’intervista rilasciata ad Yahoo. Ma se il lock-out dovesse proseguire, Pierce andrebbe volentieri a giocare all’estero. “Sto cominciando a pensarci – ammette – Se la stagione verrà cancellata definitivamente dovrò valutare tutte le opzioni, anche quella di andare all’estero. Se a metà dicembre non ci sarà stato alcun riavvicinamento tra le parti, sarà il momento di prendere una decisione“. Al momento sono due le alternative che Pierce sarebbe disposto a vagliare: “Se mi muovo sarà per giocare in Spagna o in Italia, sono stato in entrambi i Paesi e hanno i due migliori campionati d’Europa“.
Usa, i giocatori progettano una Lega anti-NBA ma Natale riporta la pace?
Notizie dai due mondi. Negli Usa la NBA riprenderebbe a Natale mentre i giocatori progettano di creare una propria NBA; intanto in Europa Nowitzky tratta col Real, Kirilenko è infortunato e si parla del divorzio fra Scariolo e la Spagna
- Notizie dai due mondi. Negli Usa i giocatori progettano di creare una propria NBA, l’Europa ne approfitta e Dirk Nowitzky è vicino al Real Madrid. Partiamo da qui. Il tedesco che ha portato i Dallas Mavericks alla conquista del titolo NBA come avevo anticipato due mesi fa su Pianetabasket.com la notizia, poi smentita dagli spagnole, ammette di disposto a valutare le offerte del Real Madrid, anche se non crede ancora persa la stagione della Lega professionistica. “Se verrà cancellata, prenderò le mie decisioni e il Real Madrid è un grande club” ha detto il 33enne giocatore, uno dei protagonisti degli ultimi europei e il 2° marcatore di sempre nella storia di questa competizione.
- Grande paura, invece, per Andrei Kirilenko, il famoso K-47 della NBA. Durante la gara di campionato russo di quest’ultimo sabato col Krasnya Krylia, è arrivato come un razzo da dietro su un avversario e nel tentativo di recuperare la palla è inciampato cadendo malamente e battendo il capo. Incidente serio: ha riportato la frattura del naso e un profondo taglio sopra l’occhio. Scongiurata la commozione cerebrale, anche se lo Zar del basket è rimasto a terra alcuni minuti in uno stato di semincoscienza uscendo tuttavia dopo 10 minuti dal campo con le proprie gambe e una vistosa fasciatura al capo. Difficilmente potrà giocare la prossima gara di Euroleague contro lo Zalgiris, intanto verrà tenuto sotto controllo dai medici del Cska.
Usa, Obama finanzia la campagna elettorale con il basket (12 dicembre)
Obama Classic Basketball Game
Ci saranno un sacco di cestisti della Nba, pronti nel recepire l’invito del presidente Barack Obama che, il prossimo 12 dicembre, ha organizzato l’Obama Classic Basketball Game, in programma a Washington con l’intento – pensavate fosse beneficenza? – di raccogliere fondi coi quali sostenere la campagna elettorare in vista delle presidenziali del prossimo anno.
Chi ci sarà
I talenti del basket che conta saranno più di uno: da Kevin Durant a Chris Bosh, da Carmelo Anthony a Chris Paul, da Ray Allen a Amare Stoudemire. Almeno due le curiosità:
la prima è che lo stesso Obama – che adora il basket anche se qualche tempo fa gli procurò uno scherzetto mica da ridere – potrebbe prendere parte alla partita; la seconda è relativa al prezzo dei biglietti per prendere parte all’evento: costano da 100 a 5.000 dollari.
Scarpe Basket, Nike LeBron 9 Watch The Throne

Nike ha sfornato un modello speciale e limitatissimo delle LeBron 9, le nuive scarpe della stella dei Miami Heat. Questa edizione è dedicata a Watch The Throne, l’album di Jay Z e Kanye West che ha spopolato in tutto il mondo.
Le Nike LeBron 9 Watch The Throne sono prodotte in edizione limitatissima, solo tre paia, uno per LeBron James, uno per Kanye West ed uno per Jay Z.
Nba, Joakim Noah verso la Francia
Il vincolo determinante è uno: che la Nba resti ferma per tutta la stagione.
Allora, nell’eventualità che il campionato americano rimanga stagnato nel lockout al punto da non cominciare affatto, Joakim Noah lascerebbe i Chicago Bulls e approderebbe in Francia.
E’ quanto il centro ha dichiarato alla stampa transalpina dell’Equipe, affermando che recepirebbe le offerte e prenderebbe in considerazione le sirene europee qualora la serrata sospendesse tutto.
Le indiscrezioni riferiscono di una offerta già formulata a Noah dal Paris Levallois.
Nba, Dwight Howard e la corte del Real Madrid
Dwight Howard e il Real Madrid
E’ uno dei componenti del Dream Team americano nonché tra i quattro, cinque cestisti più forti dell’Nba attuale.
Che il lockout abbia (e stia) mettendo in ginocchio il campionato a stelle e strisce è dato di fatto ormai noto, come lo è la fuga dei giocatori verso altri lidi. Asia ed Europa, con uno sguardo all’America Latina: sono le destinazioni più in voga e i lidi preferiti dai cestisti stessi che, in questo modo, hanno la possibilità di colmare la perdita economica con un contratto altrettanto (se non di più) vantaggioso.
Tra le voci che si rincorrrono – dove andrà Kobe Bryant, dove si accaserà Amare Stoudemire? Entrambi datoi per partenti proprio verso il Vecchio Continente – ve ne è una che nel corso delle ore sta prendndo corpo. Dwight Howard, classe 1985 – uno che di soprannome fa The Man Child e Superman – sarebbe vicinissimo al Real Madrid.
NBA, il lockout rischia di cancellare la stagione. E l’economia di 29 città USA
E’ stato l’ultimatum imposto al sindacato dei giocatori a far saltare definitivamente il banco. E’ stato lo stesso Maurice Evans, vicepresidente del sindacato giocatori Nba a spiegarlo chiaramente (lui che é stato anche in Italia nel recente passato con la maglia del Benetton Treviso): anche i giocatori sanno molto bene che con questa decisione le possibilità che la stagione sia cancellata definitivamente sono altissime ma sostengono che sia stato un passo necessario: “Sappiamo che facendo così rischiamo seriamente di non cominciare nemmeno la stagione, capiamo le conseguenze che tutti I giocatori possono avere se le cose andranno come speriamo, ma è un rischio che bisogna correre”. Nel frattempo il malumore cresce a dismisura non solo fra i tifosi ma anche nelle categorie che lavorano grazie alla Nba (parcheggiatori, camerieri, ristoratori, venditori ambulanti ecc…) che in questo momento di crisi ha grandi difficoltà a portare a casa uno stipendio e con la possibilità di una stagione intera cancellata si vedrebbe ancor più in difficoltà: “Giocatori e proprietari non si rendono conto del danno reale che stanno facendo continuando questa pantomima sul contratto – ha scritto su Twitter un addetto alla vendita dei biglietti dei Denver Nuggets – i parcheggiatori e tutto il personale impegnato ogni sera nelle arene. Persone disoccupate che ora hanno uno stipendio a zero. Questa, più ancora che l’assenza delle partite, è la cosa più triste di questa vicenda”. Bisogna tenere conto del fatto che la Nba ogni anno produce 4 miliardi di dollari di indotto: soldi che servono a far girare l’economia anche e soprattutto di quelle città più piccole che vivono grazie alla Nba. Lo dimostra anche il fatto che dopo l’appello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, giorni addietro 22 sindaci delle 29 città che hanno una squadra Nba avevano inviato una accorata lettera a David Stern nella quale pregavamo il commissioner di trovare al più presto un accordo per far ripartire la stagione. Per questo sono ancora in molti a sperare che un accordo si possa trovare, anche se dopo la giornata di ieri tutto è maledettamente più complicato.
Nba, Kevin Durant valuta offerte dall’Europa
Il lockout Nba ha paralizzato il campionato americano – stagione 2011/2012 – ma spalancato i portoni dell’Europa ai maggiori talenti cestistici del mondo.
Tra coloro che stanno a questo punto prendendo seriamente in considerazione le offerte che giungono dal vecchio continente annoveriamo anche Kevin Durant, miglior marcatore Nba delle ultime due stagioni.
Il classe 1988 ala piccola negli Oklahoma City Thunder, infatti, sta ricevendo le lusinghe di più di un club europeo e, tra gli altri, paiono sempre più fitte le attenzioni rivoltegli dalla Germania – BBC Bayreuth in forcing pressante – e dalla Spagna – dove il Valencia pare la formazione più determinata.
Nel corso dei mondiali di basket del 2010, Durant impresse il proprio nome nella storia della nazionale americana firmando 38 punti contro la Lituania: stabilì nella circostanza la miglior prestazione per punti segnati da parte di un membro del dream team in una campionato internazionale.
Lockout Nba: il bluff degli owners
Niente regular season almeno fino al 15 dicembre, resta il lockout in una Nba sempre più allo sbando. Il mancato rinnovo del contratto collettivo ha fin qui determinato la cancellazione di 324 partite che corrispondono a poco più di un quarto di stagione.
I giocatori, a questo punto, hanno optato per la linea dura dopo essersi trovati nelle condizioni di trattatre con i proprietari in maniera assolutamente beffarda: man mano che si è andati avanti, infatti, le offferte dei proprietari si facevano sempre più al ribasso.
A questo punto sembrano certe azioni legali visto che in almeno due Stati (California e Minnesota), alcuni cestisti hanno già denunciato la violazione delle norme antitrust da parte della Nba che non darebbe loro l’opportunità di lavorare. Il risarcimento danni chiesto dai giocatpori ammonterebbe a una cifra superiore ai 2 miliardi di dollari. Gli avvocati di parte cestistica, intanto, evidenziano come
“se stai giocando a poker e tenti un bluff, sei un eroe se funziona. Se però ti scoprono, perdi. Penso che i proprietari si siano spinti troppo in là. Hanno fatto un ottimo lavoro scegliendo la linea dura e spingendo i giocatori a fare concessioni a ripetizione. Ma l’avidità non è solo una cosa terribile. È anche pericolosa. Le cause sono destinate a durare mesi. Più si va avanti, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare le squadre, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare i giocatori. E, forse è la cosa più importante, gli appassionati saranno privati del basket”.
Gallinari resta a Milano che va anche su Tiago Splitter
I giocatori portano in tribunale la NBA che reagisce cancellando le partite dall’1 al 15 dicembre, ripresa a febbraio? Si riapre il mercato europeo, Casspi torna al Maccabi, Pau Gasol dice sì al Barcellona, che fanno Bargnani e Belinelli?
- Un altro lunedì nero per il basket, salta ancora l’accordo con la NBA che offre il 47 per cento degli utili mentre i giocatori sono irremovibili sul 52 per cento, e adesso la partita più difficile nella storia della Lega Professionistica si giocherà nel tribunale del lavoro mentre la NBA si è dovuta arrendere annullando tutti gli incontri dal 1° al 15 dicembre, per cui ormai tanto mutilata la stagione potrebbe essere cancellata.
- Dopo 3 mesi e mezzo di muro contro muro nella trattativa per il rinnovo del contratto con i proprietari della NBA, decisi a non mollare, soprattutto a cominciare da Micheal Jordan padrone dei Charlotte Bobcats, i giocatori hanno deciso ufficialmente di mettere fuori gioco il loro sindacato scioltosi a causa di un “disclaimer of interest”. Si tratta di una formula di risoluzione che in pratica si adotta in presenza dell’impossibilità di assolvere il proprio mandato. Spezzatosi il rapporto fiduciario col sindacato, guidato da Billy Hunter, i giocatori hanno deciso di adottare le stesse tattiche negoziali intraprese con successo l’11 marzo scorso dal football americano (NFL). E adesso creano un’associazione di categoria allo scopo di intraprendere un’azione giudiziaria appellandosi alla Legge Antitrust che tratta le vertenze in cui una parte si sente schiacciata da un potere monopolistico in materia di diritto al lavoro.
- In questa azione, i giocatori hanno puntato su due prestigiosi avvocati protagonisti su sponde opposte dell’ultima vertenza contrattuale riguardante la NFL, ovvero Jeffrey Kessler che rappresentava i giocatori e David Boies che rappresentava invece i proprietari e la Lega in una vicenda non meno spinosa di quella del basket.
I giocatori portano la NBA in tribunale
Sciolto il sindacato, nasce un’associazione che come successo per il football denuncia la violazione della legge anti-trust. I tempi tecnici sono di 45 giorni, ma un giudice potrebbe decidere di far ripartire la Lega Professionistica. Si riapre il mercato europeo
- Un altro lunedì nero per il basket, salta ancora l’accordo con la NBA che offre il 47 per cento degli utili mentre i giocatori sono irremovibili sul 52 per cento, e adesso la partita più difficile nella storia della Lega Professionistica si giocherà nel tribunale del lavoro.
- Dopo 3 mesi e mezzo di muro contro muro nella trattativa per il rinnovo del contratto con i proprietari della NBA, decisi a non mollare, soprattutto a cominciare da Micheal Jordan padrone dei Charlotte Bobcats, i giocatori hanno deciso di mettere fuori gioco il loro sindacato scioltosi a causa di un “disclaimer of interest”. Si tratta di una formula di risoluzione che in pratica si adotta in presenza dell’impossibilità di assolvere il proprio mandato. Spezzatosi il rapporto fiduciario col sindacato guidato da Billy Hunter, i giocatori hanno deciso di adottare le tattiche negoziali intraprese con successo l’11 marzo scorso dal football americano (NFL). E adesso formeranno un’associazione di categoria allo scopo di intraprendere un’azione giudiziaria appellandosi alla Legge Antitrust che tratta le vertenze in cui una parte si sente schiacciata da un potere monopolistico in materia di diritto al lavoro.
Nba, ultimatum inaccettabile: i giocatori scelgono il lockout
Dicono no alla divisione dei proventi in 50 e 50 (poi diventata, nell’offerta: misero 47 per i cestisti e 53 per le squadre) ma, soprattutto, i giocatori Nba mettono in chiaro che per trattare non sono benaccetti ultimatum. E alla scadenza forzosa rispondono picche e lockout. Così la proposta avanzata dal commissioner David Stern è tornata al mittente, vale a dire ai proprietari delle franchigie che – a questo punto – sembrano per forza di cose proiettati sull’amara verità: la stagione Nba 2011-2012 potrebbe non iniziare nemmeno.
Non solo: i cestisti, a fronte della scadenza forzata degli owners hanno anche minacciato una class action per abuso di posizione dominante. Dal sindacato dei cestisti, si alza la voce di Billy Hunter:
“I giocatori non sono disposti ad accettare nessun ultimatum.Crediamo che sia profondamente ingiusto passare da una divisione del business dal 50 e 50, al 47 per i giocatori e il resto alle società. Abbiamo negoziato sempre in buona fede per oltre due anni. Tuttavia l’ultima proposta dei presidenti è stato un tremendo passo indietro. Siamo tutti maledettamente delusi. Siamo pronti a promuovere un’azione legale antitrust contro la National Basket Association. Ci hanno messo davanti un ultimatum inaccettabile estremamente iniqui che rifiutiamo e rispediamo al mittente”.
Scarpe Basket, Nike KD 4 Cool Grey
Kevin Durant è stato immortalato con le nuove Nike KD 4 durante un evento benefico che si è tenuto lo scorso fine settimana ad Oklahoma City. La stella dei Thunder indossa il modello Cool Grey, ma sappiamo che le scarpe sarannpo disponibili anche in altre colorazioni.
Restiamo in attesa di sapere la data di uscita ed il prezzo, purtroppo il lockout NBA ha anche rallentato tutte le attività collaterali, come la produzione e l’uscita di nuovi modelli di sneakers.